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<channel><title><![CDATA[Studio Paroliamo a Monselice | Logopedia - Psicologia - TNPEE - Osteopatia - Nutrizione - Blog]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog]]></link><description><![CDATA[Blog]]></description><pubDate>Fri, 27 Mar 2026 01:52:09 +0100</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Oltre la diagnosi: il ruolo dello psicologo nel supporto a lungo termine per i DSA]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/oltre-la-diagnosi-il-ruolo-dello-psicologo-nel-supporto-a-lungo-termine-per-i-dsa]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/oltre-la-diagnosi-il-ruolo-dello-psicologo-nel-supporto-a-lungo-termine-per-i-dsa#comments]]></comments><pubDate>Thu, 26 Mar 2026 08:25:04 GMT</pubDate><category><![CDATA[Psicologia]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/oltre-la-diagnosi-il-ruolo-dello-psicologo-nel-supporto-a-lungo-termine-per-i-dsa</guid><description><![CDATA[       &#8203;Ricevere una diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell&rsquo;Apprendimento) viene spesso considerato il punto d'arrivo, ma molto spesso &egrave; in realt&agrave; il punto di partenza di un percorso per i bambini o ragazzi con DSA. Se la fase diagnostica &egrave; fondamentale, &egrave; la presa in carico nel lungo periodo a determinare il loro successo scolastico e benessere emotivo. &Egrave; qui che entra in gioco la figura dello Psicologo specializzato in DSA.  Dove interviene lo p [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/psicologo-dsa-diagnosi-bambino_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">&#8203;Ricevere una diagnosi di <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/blog/la-tutela-dei-dsa-con-la-legge-1702010">DSA </a></strong>(<strong>Disturbo Specifico dell&rsquo;Apprendimento</strong>) viene spesso considerato il punto d'arrivo, ma molto spesso &egrave; in realt&agrave; il punto di partenza di un percorso per i bambini o ragazzi con DSA. Se la fase diagnostica &egrave; fondamentale, &egrave; la presa in carico nel lungo periodo a determinare il loro successo scolastico e benessere emotivo. &Egrave; qui che entra in gioco la figura dello <strong>Psicologo specializzato in DSA</strong>.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Dove interviene lo psicologo? Strategie e autonomia</font></h2>  <div class="paragraph">&#8203;Mentre altre figure si concentrano sul recupero della funzione (leggere meglio, scrivere correttamente), lo psicologo sposta il focus sull'individuo che apprende. L&rsquo;obiettivo &egrave; sfruttare al meglio il potenziale dei ragazzi per raggiungere l&rsquo;autonomia, attraverso:</div>  <div class="paragraph"><ol><li><strong>Il metodo di studio personalizzato</strong>:&nbsp;lo psicologo personalizza il metodo di studio su misura del ragazzo con DSA in base ai punti di forza individuali, usando tecniche e strumenti come la metacognizione (far a riflettere sul proprio modo di imparare, individuando quali strategie funzionano e perch&eacute;) e l&rsquo;uso del planning settimanale (per organizzare e pianificare il proprio tempo in funzione dello studio, creando maggior consapevolezza di quanto tempo necessitano le varie attivit&agrave;).</li><li><strong>Strumenti compensativi</strong>:&nbsp;l&rsquo;uso di sintesi vocale, mappe concettuali o calcolatrici non &egrave; &ldquo;<em>imbrogliare</em>&rdquo;, ma un diritto. Lo psicologo accompagna il ragazzo nell'apprendimento dell&rsquo;uso di questi strumenti, di modo che possano diventare un mezzo per l'autonomia.</li></ol></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">&#8203;Perch&eacute; scegliere lo psicologo in fase di potenziamento e compensazione?</font><br /></h2>  <div class="paragraph">Ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione che possono indirizzare verso uno psicologo per il supporto ad un bambino o ragazzo con DSA:&nbsp;</div>  <div class="paragraph"><ol><li><strong>L'aspetto emotivo-motivazionale</strong>: un bambino con DSA sperimenta quotidianamente la frustrazione di non riuscire in compiti che per i pari sono banali. Questo pu&ograve; portare a impotenza appresa, ansia scolastica e, nei casi pi&ugrave; gravi, abbandono o depressione. Lo psicologo &egrave; l&rsquo;unico professionista formato per integrare il potenziamento degli apprendimenti con la tutela della salute mentale.&nbsp;</li><li><strong>&#8203;Una presa in carico globale</strong>: scegliere uno psicologo per il percorso post-diagnostico significa investire sulla persona nella sua interezza. Non si tratta solo di finire i compiti per il giorno dopo, ma di costruire una base solida affinch&eacute; il ragazzo possa affrontare tutte le sfide future con la consapevolezza di esserne capace.</li><li><strong>Gli aspetti cognitivi</strong>: lo psicologo ha delle competenze specifiche per quanto riguarda i processi cognitivi e pu&ograve; guidare il paziente alla luce delle proprie conoscenze, personalizzando il percorso al meglio e usando strumenti e tecniche specifici (ad esempio la metacognizione).&nbsp;<span style="color:rgb(21, 30, 36)">In un nostro articolo, ad esempio,&nbsp;abbiamo parlato del&nbsp;</span><a href="https://www.paroliamo.studio/blog/perche-il-doposcuola-e-la-naturale-evoluzione-dei-percorsi-di-potenziamento-per-dsa-e-bes">perch&eacute; il doposcuola specializzato &egrave; la naturale evoluzione dei&nbsp;<strong>percorsi di potenziamento per i&nbsp;DSA</strong></a><span style="color:rgb(21, 30, 36)">.</span></li></ol></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il gioco simbolico: perché "far finta" è fondamentale per la crescita]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/il-gioco-simbolico-perche-far-finta-e-fondamentale-per-la-crescita]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/il-gioco-simbolico-perche-far-finta-e-fondamentale-per-la-crescita#comments]]></comments><pubDate>Mon, 23 Feb 2026 08:48:38 GMT</pubDate><category><![CDATA[Neuropsicomotricit&agrave;]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/il-gioco-simbolico-perche-far-finta-e-fondamentale-per-la-crescita</guid><description><![CDATA[       Ti &egrave; mai capitato di vedere il tuo bambino parlare animatamente con un telecomando come se fosse un telefono, trasformare un semplice bastone in una potente spada magica, utilizzare una stoffa come se fosse un mantello o una gonna? Oppure di fingere di essere te, la maestra, il dottore o qualcun altro? Queste scene, tanto comuni quanto affascinanti, segnano l&rsquo;inizio del gioco simbolico, meglio conosciuto come il gioco del &ldquo;far finta&rdquo;.Si tratta di una tappa fondame [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/gioco-simbolico-supereroe-bambini_orig.jpg" alt="Bambino e bambina giocano al far finta con castello di cartone, spada e corona: esempio di gioco simbolico per lo sviluppo dell'autostima e della fantasia" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Ti &egrave; mai capitato di vedere il tuo bambino parlare animatamente con un telecomando come se fosse un telefono, trasformare un semplice bastone in una potente spada magica, utilizzare una stoffa come se fosse un mantello o una gonna? Oppure di fingere di essere te, la maestra, il dottore o qualcun altro? Queste scene, tanto comuni quanto affascinanti, segnano l&rsquo;inizio del <strong>gioco simbolico</strong>, meglio conosciuto come il gioco del <em>&ldquo;far finta&rdquo;.</em><br />Si tratta di una tappa fondamentale della crescita che di solito si sviluppa a partire dai 18-24 mesi, quando il bambino smette di usare gli oggetti solo per la loro funzione reale ed inizia a trasformarli, separando l&rsquo;oggetto dal suo significato per creare nuovi mondi; oppure inizia ad impersonificare ruoli che vive nella sua quotidianit&agrave;.<br />Ma perch&eacute; questo gioco &egrave; cos&igrave; cruciale per lo sviluppo? Non &egrave; solo divertimento: dietro ogni<em> "facciamo che io ero..."</em> si nasconde un complesso lavoro di astrazione, l&rsquo;arricchimento del linguaggio e una palestra per gestire emozioni e paure. In questo articolo esploreremo i temi pi&ugrave; cari ai bambini e capiremo come questo gioco getti le basi per la loro crescita futura.<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Perch&eacute; il gioco simbolico &egrave; fondamentale: linguaggio, astrazione ed empatia</font></h2>  <div class="paragraph">L&rsquo;accesso al <strong>gioco simbolico</strong> &egrave; fondamentale per la crescita del bambino. Innanzitutto &egrave; importante in quanto favorisce la capacit&agrave; di astrazione, separando l&rsquo;oggetto reale dal suo significato trasformandolo in qualcosa di nuovo; ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo del linguaggio perch&eacute; mentre il bambino <em>&ldquo;fa finta&rdquo;</em>, assegna nomi ai personaggi, inventa storie, crea dialoghi, ecc. arricchendo cos&igrave; sia il suo vocabolario che la struttura della frase; lo aiuta a <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/blog/gestire-le-emozioni-a-casa" target="_blank">gestire emozioni</a></strong> e paure in quanto attraverso il gioco il bambino pu&ograve; rielaborare la situazione vissuta ed averne il controllo trasformandola in un&rsquo;azione attiva e rassicurante e, allo stesso tempo, stimola l&rsquo;empatia perch&eacute; interpretando un ruolo si mette nel panni degli altri<em>.</em><br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">8 temi comuni usati dai bambini nel gioco simbolico</font></h2>  <div class="paragraph">Vediamo ora quali sono alcuni dei temi pi&ugrave; comunemente usati dai bambini nel gioco simbolico.<br /></div>  <div class="paragraph"><ol><li><strong>Case, nascondigli, rifugi</strong>: qualunque oggetto contenitore pu&ograve; diventare una casa, un nascondiglio o un rifugio; un luogo sicuro per separare l&rsquo;interno dall&rsquo;esterno, dov&rsquo;&egrave; il bambino stesso a decidere chi far entrare e chi no, decidendo in modo metaforico chi far entrare nel suo mondo.</li><li><strong>La famiglia, la scuola:</strong> con queste tematiche il bambino riporta azioni che vive quotidianamente e nelle quali riveste un ruolo specifico a seconda della relazione e del vissuto che vuole rivivere. Ecco allora che diventa neonato se ricerca la regressione rassicurante fatta di accudimento e coccole, diventa genitore se vuole sperimentare il potere di decidere e dare regole ma anche il prendersi cura dell&rsquo;altro, diventa maestra che insegna agli altri consolidando cos&igrave; ci&ograve; che ha imparato, ecc.</li><li><strong>Il dottore/il dentista: </strong>&egrave; un modo per esorcizzare la paura di andare dal medico/dentista, prendersi cura dell&rsquo;altro e favorire la consapevolezza e la conoscenza del corpo.</li><li><strong>Gli animali: </strong>permettono di sperimentare schemi motori diversi, giocare con la voce a riprodurre i diversi versi, potersi dimostrare forti oppure pi&ugrave; indifesi e bisognosi di cure.</li><li><strong>Lupi, mostri e fantasmi:</strong> &egrave; un modo per rielaborare alcune delle tipiche paure infantili ed allenare il coraggio.</li><li><strong>Supereroi, fate e principesse</strong>: sono ruoli che aumentano la propria autostima creando un s&eacute; ideale, che protegge, difende e salva gli altri.</li><li><strong>Guerre e battaglie</strong>: al contrario di quanto si possa pensare non sono indice di aggressivit&agrave;, ma costruire armi e combattere serve al bambino per sentirsi forte e potente, per potersi sfogare, per far vincere il bene sul male (basti pensare che nei loro combattimenti i bambini lottano sempre contro &ldquo;i cattivi&rdquo;).</li><li><strong>Mezzi di trasporto: </strong>oltre a riprodurre scene di vita quotidiana, promuovono l&rsquo;autonomia, &egrave; il bambino stesso a decidere dove andare e con che mezzo andarci, se fermarsi dov&rsquo;&egrave; o allontanarsi.</li></ol></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/bambina-gioco-simbolico-dottore_orig.jpg" alt="Esempio di gioco simbolico: bambina che gioca al dottore con un peluche per sviluppare empatia e linguaggio" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Alcuni consigli per favorire il gioco simbolico a casa</font></h2>  <div class="paragraph">Spesso viene richiesto al <strong>TNPEE </strong>(Neuropsicomotricista dell'et&agrave; evolutiva) come fare per <strong>favorire il gioco simbolico a casa</strong>. Ecco alcuni consigli dalle nostre specialiste:</div>  <div class="paragraph"><ul><li>proponi al bambino materiali non strutturati quali tubi di cartone, stoffe, cuscini, bastoncini, ecc.</li><li>lascia che il sia il bambino a scegliere i ruoli di ogni partecipante al gioco;</li><li>non limitare la sua fantasia, ma accoglila aiutandolo a farla evolvere.</li></ul></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Sostieni la fantasia e osserva con cura: quando consultare uno specialista</font></h2>  <div class="paragraph">In definitiva, il <strong>gioco simbolico</strong> &egrave; il linguaggio attraverso cui i bambini imparano a stare al mondo, esplorando l'autonomia, l'empatia e il coraggio. Che si tratti di difendere un castello come un supereroe o di preparare una cena immaginaria in un rifugio sicuro, ogni azione simbolica contribuisce a costruire l'identit&agrave; e la sicurezza del bambino.<br />Tuttavia, &egrave; importante <strong>osservare con cura</strong> come evolve questo gioco: se verso i tre anni appare ancora statico e ripetitivo (esempio: il bambino muove le macchinine avanti e indietro senza uno scopo), mancano l&rsquo;imitazione o la condivisione dell&rsquo;idea di gioco, pu&ograve; essere utile rivolgersi ad un <strong>TNPEE </strong>(<strong>neuropsicomotricista</strong>).<br />Il TNPEE, partendo dall&rsquo;iniziativa spontanea del bambino, lo aiuta a dare un senso ad ogni sua azione, ad ampliare le cornici di gioco e a farle evolvere sul piano simbolico, trasformando ogni azione in un&rsquo;occasione di piacere condiviso e crescita evolutiva.<br />Sostenere il <em>"far finta" </em>oggi significa dare ai bambini gli strumenti per comprendere la realt&agrave; di domani.</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Celiachia e abilità cognitive: che relazione c'è?]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/celiachia-e-abilita-cognitive-che-relazione-ce]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/celiachia-e-abilita-cognitive-che-relazione-ce#comments]]></comments><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 09:09:46 GMT</pubDate><category><![CDATA[Nutrizione]]></category><category><![CDATA[Psicologia]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/celiachia-e-abilita-cognitive-che-relazione-ce</guid><description><![CDATA[       La celiachia &egrave; una malattia autoimmune cronica che interessa l&rsquo;intestino tenue ed &egrave; scatenata dall&rsquo;ingestione di glutine in persone geneticamente predisposte. Secondo la definizione dell&rsquo;Istituto Superiore della Sanit&agrave; (Epicentro, 2023), si tratta di un&rsquo;enteropatia infiammatoria che, se non trattata, pu&ograve; avere conseguenze che vanno ben oltre l&rsquo;apparato digerente.  &#8203;In Italia la prevalenza stimata &egrave; intorno all&rsquo;1% [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/celiachia-psicologia_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><strong>La celiachia &egrave; una malattia autoimmune</strong> cronica che interessa l&rsquo;intestino tenue ed &egrave; scatenata dall&rsquo;ingestione di glutine in persone geneticamente predisposte. Secondo la definizione dell&rsquo;Istituto Superiore della Sanit&agrave; (Epicentro, 2023), si tratta di un&rsquo;enteropatia infiammatoria che, se non trattata, pu&ograve; avere conseguenze che vanno ben oltre l&rsquo;apparato digerente.</div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(21, 30, 36)">&#8203;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">In Italia la prevalenza stimata &egrave; intorno all&rsquo;1% della popolazione. Attualmente si contano circa 265.000 persone con diagnosi, ma si stima che altre 400.000 non sappiano ancora di essere celiache, per un totale di circa 600.000 casi. La diagnosi riguarda <strong>soprattutto le donne</strong> (70% dei casi), con un rapporto di circa 2:1 rispetto agli uomini. La fascia d&rsquo;et&agrave; maggiormente interessata &egrave; quella tra i 18 e i 59 anni, mentre le diagnosi in et&agrave; evolutiva risultano meno frequenti.</span></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Oltre l'intestino: impatto psicologico e sociale</font></h2>  <div class="paragraph">Essendo una patologia cronica, la <strong>celiachia </strong>non influisce solo sulla salute fisica, ma ha un impatto significativo anche sul <strong>benessere psicologico</strong> e sulla qualit&agrave; della vita. Tra i sintomi extra-intestinali pi&ugrave; comuni troviamo:<ul><li>astenia e affaticamento persistente</li><li>cefalea</li><li>dolori ossei</li><li>dermatiti</li><li>infezioni ricorrenti</li><li>infertilit&agrave;</li></ul> Dal punto di vista psicologico, numerosi studi evidenziano un aumento del <strong>rischio di depressione</strong> (circa +1,8 deviazioni standard rispetto alla popolazione generale) e di ansia sociale, spesso legata all&rsquo;imbarazzo per i sintomi intestinali o alle difficolt&agrave; nella gestione dei pasti fuori casa.<br />Anche la famiglia pu&ograve; risentirne profondamente: i familiari possono sperimentare sentimenti di colpa, frustrazione e preoccupazione, soprattutto nelle fasi immediatamente successive alla diagnosi.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Celiachia e funzioni cognitive: cosa dice la ricerca?</font></h2>  <div class="paragraph">Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha messo in luce una possibile <strong>associazione tra celiachia e difficolt&agrave; cognitive</strong>, in particolare per quanto riguarda memoria e attenzione.<br />Queste difficolt&agrave; sembrano emergere soprattutto nei soggetti diagnosticati recentemente in et&agrave; evolutiva con una aderenza non ottimale alla dieta priva di glutine.<br />In questi casi possono comparire <strong>problemi attentivi e mnemonici</strong> anche significativi. La buona notizia &egrave; che tali difficolt&agrave; possono ridursi parzialmente grazie a:<br /><ul><li>una dieta rigorosamente gluten-free</li><li>un training cognitivo mirato, pensato sulle specifiche esigenze della persona.</li></ul></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><strong><font size="5">L&rsquo;importanza dell&rsquo;et&agrave; alla diagnosi</font></strong><br /></h2>  <div class="paragraph">L&rsquo;aderenza alla dieta senza glutine &egrave; fondamentale, ma non sempre facile. Molto dipende dal momento del ciclo di vita in cui arriva la diagnosi.<br />Durante l&rsquo;infanzia, la dieta viene generalmente integrata pi&ugrave; facilmente nella routine quotidiana.<br />In <strong>et&agrave; scolare </strong>e <strong>adolescenziale</strong>, invece, le <strong>difficolt&agrave; aumentano</strong>: il ragazzo pu&ograve; vivere sentimenti di esclusione, rifiuto o negazione della malattia, con possibili ripercussioni emotive, comportamentali, sull&rsquo;autostima e sul senso di identit&agrave;.<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Il ruolo della famiglia e del supporto psicologico</font></h2>  <div class="paragraph">A livello familiare &egrave; fondamentale responsabilizzare gradualmente il bambino o l&rsquo;adolescente celiaco, evitando un&rsquo;eccessiva dipendenza dai caregiver. <strong>Favorire l&rsquo;autonomia</strong> nella gestione della dieta, utilizzare rinforzi positivi e prestare attenzione alla sfera emotiva sono passaggi chiave.<br />In molti casi, un <strong>supporto psicologico</strong> e un <strong>percorso individualizzato</strong> di potenziamento delle abilit&agrave; cognitive possono rappresentare un valido aiuto per affrontare al meglio il periodo successivo alla diagnosi e promuovere un benessere globale, non solo fisico<br /></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <div class="paragraph"><strong>Bibliografia</strong></div>  <div class="paragraph"><ul><li>Prevenzione e intervento psicologico nelle malattie croniche (corso FAD)</li><li>Hu, W. T., Murray, J. A., Greenaway, M. C., Parisi, J. E., &amp; Josephs, K. A. (2006). Cognitive impairment and celiac disease.&nbsp;<em>Archives of neurology</em>,&nbsp;<em>63</em>(10), 1440-1446.</li><li>Yelland, G. W. (2017). Gluten&#8208;induced cognitive impairment (&ldquo;brain fog&rdquo;) in coeliac disease.&nbsp;<em>Journal of gastroenterology and hepatology</em>,&nbsp;<em>32</em>, 90-93.</li><li>Abenavoli, L. (2010). Brain hypoperfusion and neurological symptoms in celiac disease.&nbsp;<em>Movement Disorders</em>,&nbsp;<em>25</em>(6), 799-800.</li><li>Hadi, K., Najimi, N., Luyat, M., Chigr, F., &amp; Alaoui, A. M. (2025). Neuropsychology and celiac disease: Analysis of neuro-cognitive impacts in children.&nbsp;<em>Neuroscience</em>,&nbsp;<em>580</em>, 26-27.</li></ul></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quando rivolgersi ad un neuropsicomotricista (TNPEE)?]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/quando-rivolgersi-ad-un-neuropsicomotricista-tnpee]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/quando-rivolgersi-ad-un-neuropsicomotricista-tnpee#comments]]></comments><pubDate>Wed, 19 Nov 2025 08:08:22 GMT</pubDate><category><![CDATA[Neuropsicomotricit&agrave;]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/quando-rivolgersi-ad-un-neuropsicomotricista-tnpee</guid><description><![CDATA[       Il terapista della neuro e psicomotricit&agrave; dell&rsquo;et&agrave; evolutiva (abbreviato TNPEE o neuropsicomotricista) &egrave; l&rsquo;unico professionista sanitario specializzato esclusivamente per l&rsquo;et&agrave; pediatrica (0-18 anni), la cui definizione tecnica e qualifica professionale &egrave; definita dal Decreto Ministeriale Sanit&agrave; del 17 Gennaio 1997, N. 56.  Cosa fa un neuropsicomotricista (TNPEE)?  Un neuropsicomotricista lavora sia in ambito educativo-preventivo [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/neuropsicomotricista-tnpee-analisi_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Il<strong> terapista della neuro e psicomotricit&agrave; dell&rsquo;et&agrave; evolutiva </strong>(abbreviato <strong>TNPEE </strong>o <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/blog/neuropsicomotricista-e-psicomotricista-chi-sono-e-che-cosa-fanno">neuropsicomotricista</a></strong>) &egrave; l&rsquo;unico professionista sanitario specializzato esclusivamente per l&rsquo;et&agrave; pediatrica (0-18 anni), la cui definizione tecnica e qualifica professionale &egrave; definita dal <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1997/03/14/097G0084/sg" target="_blank">Decreto Ministeriale Sanit&agrave; del 17 Gennaio 1997, N. 56</a>.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Cosa fa un neuropsicomotricista (TNPEE)?</font></h2>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(21, 30, 36)">Un neuropsicomotricista lavora sia in ambito educativo-preventivo che abilitativo-riabilitativo in strutture pubbliche e private.<br />In&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">ambito educativo-preventivo si rivolge a qualsiasi <strong>bambino</strong>, anche in assenza di difficolt&agrave;, al fine di&nbsp;</span>promuovere uno <strong>sviluppo </strong>armonico che va a coinvolgere tutte le aree:<ul><li style="color:rgb(21, 30, 36)">affettivo-relazionale,</li><li><span style="color:rgb(21, 30, 36)">motoria,</span></li><li><span style="color:rgb(21, 30, 36)">comunicativa,</span></li><li><span style="color:rgb(21, 30, 36)">cognitiva.</span></li></ul> <span style="color:rgb(21, 30, 36)">In ambito riabilitativo si occupa dell&rsquo;abilitazione e riabilitazione dei <strong>disturbi dello&nbsp;</strong></span><span style="color:rgb(21, 30, 36)"><strong>sviluppo</strong> (ritardi psicomotori e cognitivi, disturbi dell&rsquo;attenzione, aggressivit&agrave;, inibizione, iperattivit&agrave;), del&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">disturbo dello spettro autistico, dei disturbi della regolazione emotivo-comportamentale, di difficolt&agrave;&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">motorie (<a href="https://www.paroliamo.studio/blog/cose-la-disprassia-e-come-si-puo-intervenire" target="_blank">disprassia</a>, impaccio motorio, mal destrezza), di disturbi sensoriali, di patologie neuromotorie&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">(paralisi cerebrali infantili, distrofie, miopatie, ecc.), di sindromi genetiche, di difficolt&agrave; nella consapevolezza&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">e rappresentazione dello schema corporeo e dell&rsquo;organizzazione spazio-temporale, di <a href="https://www.paroliamo.studio/blog/cose-la-disgrafia-ce-lo-scrive-la-nostra-tnpee">disgrafia </a>(un disturbo&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">specifico dell&rsquo;apprendimento) e di difficolt&agrave; grafiche e grafo-motorie.</span><br /><span style="color:rgb(21, 30, 36)">Inoltre il TNPEE collabora con altri medici e professionisti sanitari (neuropsichiatra infantile, <a href="https://www.paroliamo.studio/servizi-psicologia.html">psicologa</a>,&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">pediatra, <a href="https://www.paroliamo.studio/servizi-logopedia.html">logopedista</a>, ecc.) in equipe multidisciplinare per definire il profilo di sviluppo e il percorso&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">terapeutico adatto ad ogni bambino; fornisce supporto indiritto alla famiglia condividendo costantemente il&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">progetto riabilitativo e fornendo indicazioni da applicare nella vita quotidiana; collabora con la scuola in&nbsp;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)">favore dell&rsquo;integrazione scolastica.</span></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Quando rivolgersi ad un neuropsicomotricista?</font></h2>  <div class="paragraph">Una famiglia dunque<strong> quando dovrebbe rivolgersi ad uno neuropsicomotricista</strong> per una valutazione per il proprio figlio e per avviare in seguito un percorso?<br />Come spiegato sopra gli ambiti di intervento del TNPEE sono veramente tanti, proviamo quindi ad analizzare le difficolt&agrave; nelle varie aree che potrebbero accendere qualche campanello d&rsquo;allarme e richiedere una consulenza per un approfondimento.<br /><strong>Area affettivo relazionale, problemi di comportamento e di regolazione emotiva</strong>:<br /><ul><li>difficolt&agrave; in contesti sociali o di fronte alle nuove situazioni;</li><li>difficolt&agrave; nel mantenere il contatto oculare;</li><li>inibizione e difficolt&agrave; di interazione sociale con i pari (sia comunicative che di gioco) con tendenza all&rsquo;isolamento;</li><li>difficolt&agrave; nell&rsquo;espressione e comunicazione delle proprie emozioni, o viceversa manifestazione esagerata delle stesse con scoppi d&rsquo;ira immotivati e fatica nella gestione della frustrazione;</li><li>scarsa tolleranza e rispetto delle regole;</li><li>rigidit&agrave;, scarsa tolleranza alle variazioni;</li><li>iperattivit&agrave; e difficolt&agrave; di inibizione degli impulsi;</li><li>anomalie nel gioco quali tendenza alla ripetitivit&agrave;, all&rsquo;ordine maniacale degli oggetti (tutti in fila, uno sopra all&rsquo;altro, ecc.), scarsa evoluzione sul piano simbolico, senza il coinvolgimento degli altri, ecc.</li></ul><strong>Area motoria:</strong><br /><ul><li>ritardo nell&rsquo;acquisizione delle tappe motorie (controllo del capo, rotolamento, posizione seduta, cammino, salto, ecc.);</li><li>osservazione di ipotono (riduzione del tono muscolare) o ipertono (eccessivo tono muscolare);</li><li>cammino sulle punte;</li><li>difficolt&agrave; di equilibrio;</li><li>impaccio motorio e mal destrezza;</li><li>difficolt&agrave; nelle prassie e autonomie quotidiane (vestirsi/svestirsi, mettere le scarpe, utilizzare le posate, aprire una porta, ecc.);</li><li>difficolt&agrave; nella motricit&agrave; fine (utilizzare entrambe le mani contemporaneamente, utilizzare materiali di precisione quali forbici e matite, infilare perline, ecc.);</li><li>difficolt&agrave; nel riconoscimento dello schema corporeo e problemi di lateralizzazione.</li></ul><strong>Area comunicativa:</strong><br /><ul><li>assenza dei gesti comunicativi come indicare e salutare;</li><li>nessuna risposta al nome o a stimoli sonori di richiamo;</li><li>chiusura relazionale oppure aggressivit&agrave; con i pari di fronte a difficolt&agrave; linguistiche (ritardi o disturbi del linguaggio) che impediscono al bambino una comunicazione efficace.</li></ul><strong>Area cognitiva e degli apprendimenti:</strong><br /><ul><li>difficolt&agrave; nelle funzioni esecutive (attenzione, memoria, inibizione, pianificazione, problem solving, ecc.);</li><li>difficolt&agrave; grafiche e grafo-motorie (errata prensione dello strumento grafico, incapacit&agrave; di gestione dello spazio grafico, difficolt&agrave; nella copia, ecc.);</li><li>scrittura illeggibile (possibile disgrafia) o anomala (grandezza eccessiva o minuscola, lettere atipiche, ecc.);</li><li>difficolt&agrave; visuo-percettive (distinguere dimensioni, forme e colori, distinguere la posizione di un oggetto nello spazio, ecc.);</li><li>difficolt&agrave; nell&rsquo;organizzazione spazio-temporale;</li><li>difficolt&agrave; di conteggio, di riconoscimento dei numeri e nella abilit&agrave; logico-matematiche di base.</li></ul></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/neuropsicomotricista-studio-valutazione_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Non sottovalutare i segnali, agisci tempestivamente!</font></h2>  <div class="paragraph">Come si pu&ograve; capire &egrave; importante <strong>non sottovalutare alcuni segnali</strong> o pensare che con il tempo si risolveranno spontaneamente, ma agire tempestivamente per cogliere sul nascere alcune difficolt&agrave; che potrebbero influire sul benessere e lo sviluppo globale del bambino. L&rsquo;attivazione di un<strong> intervento di neuro e psicomotricit&agrave; </strong>pu&ograve; contribuire a migliorare la qualit&agrave; di vita del soggetto e della famiglia, favorendo il loro benessere emotivo, sociale e motorio.<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La balbuzie: come comprendere il disturbo per migliorare la comunicazione]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/la-balbuzie-come-comprendere-il-disturbo-per-migliorare-la-comunicazione]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/la-balbuzie-come-comprendere-il-disturbo-per-migliorare-la-comunicazione#comments]]></comments><pubDate>Fri, 24 Oct 2025 07:14:10 GMT</pubDate><category><![CDATA[Logopedia]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/la-balbuzie-come-comprendere-il-disturbo-per-migliorare-la-comunicazione</guid><description><![CDATA[       La balbuzie, o anche Disturbo della fluenza ad esordio infantile (DSM-5-TR), &egrave; un disturbo della comunicazione verbale caratterizzato da alterazioni del ritmo della parola, dette&nbsp;disfluenze.Attenzione per&ograve; perch&eacute; le disfluenze, ossia prolungamenti o ripetizioni del linguaggio orale, non sono sempre indici di balbuzie. Capita spesso che il bambino di et&agrave; inferiore ai 4 anni, che sta sviluppando il suo linguaggio, possa presentare nel suo discorso esitazioni [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/baluzie-infantile-logopedia_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">La <strong>balbuzie</strong>, o anche <strong>Disturbo della fluenza ad esordio infantile</strong> (<strong>DSM-5-TR</strong>), &egrave; un disturbo della <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/blog/tre-consigli-per-sviluppare-efficacemente-il-linguaggio-verbale">comunicazione verbale</a></strong> caratterizzato da alterazioni del ritmo della parola, dette&nbsp;<strong>disfluenze</strong>.<br />Attenzione per&ograve; perch&eacute; le disfluenze, ossia prolungamenti o ripetizioni del linguaggio orale, non sono sempre indici di balbuzie. Capita spesso che il bambino di et&agrave; inferiore ai 4 anni, che sta sviluppando il suo linguaggio, possa presentare nel suo discorso esitazioni, prolungamenti di sillabe o di suoni, ripetizione di parole intere. Circa il 10% dei bambini di quest&rsquo;et&agrave; pu&ograve; presentare tali sintomi, che poi si risolvono spontaneamente nell&rsquo;arco dei mesi successivi imparando a pianificare la produzione verbale orale.<br />La distinzione netta tra le disfluenze del balbuziente dalle normali disfluenze del non balbuziente sta in un insieme di caratteristiche legate alla frequenza, alla collocazione e alla durata della disfluenza. Ad esempio, le ripetizioni e i prolungamenti di parti di parola sono molto pi&ugrave; frequenti delle pause e delle revisioni di frase nel balbuziente. Inoltre il bambino con balbuzie balbetta pi&ugrave; spesso all'inizio della frase e la durata di ripetizioni e prolungamenti &egrave; superiore alle due volte per ciascuna unit&agrave; (es. "<em>pa-pa-pa-parola</em>" invece di "<em>pa-parola</em>").<br />La&nbsp;<strong>balbuzie</strong>&nbsp;&egrave; quindi un disturbo della fluenza del linguaggio che si manifesta con interruzioni involontarie del ritmo del parlato come&nbsp;<strong>ripetizioni</strong>,&nbsp;<strong>prolungamenti</strong>&nbsp;o&nbsp;<strong>blocchi</strong>&nbsp;dei suoni. Nonostante possa avere un impatto importante sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali, oggi sappiamo molto di pi&ugrave; su come gestirla e affrontarla efficacemente.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Cos'&egrave; le balbuzie?</font></h2>  <div class="paragraph">La balbuzie &egrave; un&nbsp;<strong>disturbo complesso</strong>&nbsp;che coinvolge aspetti<strong> linguistici, motori, emotivi e sociali</strong>. Si manifesta inizialmente in genere tra i 2 e i 6 anni, durante lo sviluppo del linguaggio e pu&ograve; avere un&rsquo;evoluzione diversa da persona a persona. La frequenza della balbuzie varia dal 5% all&rsquo;8%, con una maggiore probabilit&agrave; nei maschi rispetto alle femmine, che varia a seconda dell&rsquo;et&agrave;.<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Principali tipologie di balbuzie</font></h2>  <div class="paragraph"><ol><li><strong>Balbuzie tonica</strong><br />&Egrave; caratterizzata da&nbsp;<strong>blocchi</strong>&nbsp;improvvisi all&rsquo;inizio o nel corso di una parola. La persona &ldquo;si blocca&rdquo; e non riesce a far uscire il suono, nonostante lo sforzo.</li><li><strong>Balbuzie clonica</strong><br />Si manifesta con&nbsp;<strong>ripetizioni rapide e involontarie</strong>&nbsp;di suoni, sillabe o parole (es. &ldquo;ma-ma-ma-mamma&rdquo;). &Egrave; la forma pi&ugrave; comune e spesso la pi&ugrave; evidente.</li><li><strong>Balbuzie mista</strong><br />Combina elementi della forma tonica e clonica, con blocchi e ripetizioni alternati.</li><li><strong>Balbuzie situazionale o psicogena</strong><br />Non ha origine motoria, ma compare in particolari situazioni emotive o sociali (ansia, stress, paura del giudizio). Pu&ograve; comparire anche in et&agrave; adulta.</li></ol></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Quali sono le cause della balbuzie?</font></h2>  <div class="paragraph">Le cause della balbuzie sono&nbsp;<strong>multifattoriali</strong>. Tra i principali fattori riconosciuti:<br /><ul><li><strong>Genetici</strong>: la predisposizione familiare &egrave; frequente;</li><li><strong>Neurofisiologici</strong>: differenze nell&rsquo;attivit&agrave; cerebrale legata alla produzione del linguaggio;</li><li><strong>Linguistici e ambientali</strong>: velocit&agrave; di linguaggio, stimolazione precoce, reazioni dei genitori;</li><li><strong>Emotivi e psicologici</strong>: ansia e insicurezza possono amplificare il disturbo, ma non ne sono la causa primaria.</li></ul></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Come fare la diagnosi di balbuzie?</font></h2>  <div class="paragraph">Essendo un disturbo che coinvolge diversi aspetti della persona &ndash; dalla sfera linguistica, a quella motoria, a quella emotivo-relazionale &ndash;<strong> la diagnosi verr&agrave; fatta da diversi specialisti </strong>ognuno secondo la propria competenza: <strong>neuropsichiatra </strong>infantile, <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/servizi-logopedia.html">logopedista</a></strong>, <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/servizi-psicologia.html">psicologo</a></strong>.<br />Importante &egrave; individuare e riconoscere precocemente il disturbo, cos&igrave; da agire tempestivamente. &Egrave; consigliata perci&ograve; la consultazione di un centro specializzato per la valutazione e il trattamento dei disturbi della comunicazione verbale per aiutare a inquadrare e affrontare tale difficolt&agrave; che non va sottovalutata, in quanto pu&ograve; condizionare fortemente la vita quotidiana e il funzionamento scolastico del bambino.<br />Chi <strong>balbetta </strong>spesso prova&nbsp;<strong>frustrazione</strong>, <strong>vergogna </strong>o <strong>paura del giudizio</strong>. Questo pu&ograve; portare a evitare di parlare con altre persone (coetanei o adulti), in contesti sociali (a scuola, a una festa di compleanno), al telefono. Tuttavia, con il giusto supporto, &egrave; possibile migliorare in modo significativo la qualit&agrave; della comunicazione e delle relazioni interpersonali.&nbsp;<br /></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/baluzie-infantile-logopedia-genitori_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Consigli pratici per genitori di figli con balbuzie</font></h2>  <div class="paragraph"><ul><li><strong>Ascoltare</strong>, senza completare le parole o interrompere;</li><li><strong>Non anticipare il suo pensiero</strong>, lasciare esprimere tutto ci&ograve; che vuole dire;</li><li><strong>Mantenere il contatto visivo</strong>&nbsp;mostrando interesse, non imbarazzo;</li><li><strong>Dare tempo e spazio</strong>, rispettando il turno comunicativo;</li><li><strong>Ridurre il numero di domande, </strong>preferire commenti rispetto a ci&ograve; che &egrave; stato detto in modo da favorire la produzione orale del bambino stesso;</li><li><strong>Evitare di dire &ldquo;rilassati&rdquo;, &ldquo;parla piano&rdquo;, &ldquo;prendi un respiro&rdquo;</strong>, perch&eacute; pu&ograve; aumentare la tensione;</li><li><strong>Favorire un ambiente accogliente</strong>, dove la persona si senta ascoltata.</li></ul></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Comprendere e affrontare i traumi con l'EMDR]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/comprendere-e-affrontare-i-traumi-con-lemdr]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/comprendere-e-affrontare-i-traumi-con-lemdr#comments]]></comments><pubDate>Sun, 28 Sep 2025 13:05:39 GMT</pubDate><category><![CDATA[Psicologia]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/comprendere-e-affrontare-i-traumi-con-lemdr</guid><description><![CDATA[       Viviamo in un&rsquo;epoca in cui il benessere psicologico &egrave; sempre pi&ugrave; riconosciuto come parte integrante della salute generale. Tuttavia, eventi dolorosi o traumatici come ad esempio un lutto, un incidente, un&rsquo;esperienza medica difficile o situazioni di stress prolungato, possono lasciare un segno profondo. In alcuni casi, quei ricordi rimangono &ldquo;bloccati&rdquo; nella memoria, continuando a influenzare il presente anche a distanza di anni.&nbsp;Proprio per rispo [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/emdr-eye-movement-psicologia_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Viviamo in un&rsquo;epoca in cui il <strong>benessere psicologico</strong> &egrave; sempre pi&ugrave; riconosciuto come parte integrante della salute generale. Tuttavia, eventi dolorosi o traumatici come ad esempio un lutto, un incidente, un&rsquo;esperienza medica difficile o situazioni di stress prolungato, possono lasciare un segno profondo. In alcuni casi, quei ricordi rimangono &ldquo;bloccati&rdquo; nella memoria, continuando a influenzare il presente anche a distanza di anni.&nbsp;<br />Proprio per rispondere a questa necessit&agrave;, negli ultimi decenni si &egrave; affermata una tecnica innovativa di <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/blog/il-sostegno-psicologico-un-percorso-di-crescita-personale">sostegno psicologico</a></strong> e validata scientificamente: l&rsquo;<strong>EMDR</strong> (<strong>Eye Movement Desensitization and Reprocessing</strong>), in italiano &ldquo;<em>Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari</em>&rdquo;.&nbsp;</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Cos'&egrave; l'EMDR?</font></h2>  <div class="paragraph">L'<strong>EMDR</strong> (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) &egrave; una <strong>psicoterapia focalizzata sul trauma</strong> che utilizza la <strong>stimolazione bilaterale ritmica</strong> (come movimenti oculari, <em>tapping</em> o suoni alternati) per aiutare il cervello a rielaborare e "digerire" i ricordi disturbanti legati a traumi o stress. Questo processo <strong>desensibilizza il ricordo</strong>, riducendone il potere emotivo, e lo integra in modo pi&ugrave; adattivo, alleviando il disagio psicologico. &Egrave; un trattamento <strong>riconosciuto dall'OMS</strong> per il disturbo da stress post-traumatico (<strong>PTSD</strong>) e si &egrave; dimostrato efficace anche per altri problemi d'ansia e depressione.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Le origini dell'EMDR</font></h2>  <div class="paragraph">L&rsquo;EMDR &egrave; stato sviluppato alla fine degli anni &rsquo;80 dalla psicologa americana <strong>Francine Shapiro</strong>, che osserv&ograve; come particolari movimenti oculari potessero ridurre l&rsquo;intensit&agrave; delle emozioni legate a ricordi disturbanti. Da quell&rsquo;intuizione nacque un metodo che oggi &egrave; praticato in tutto il mondo, applicato in contesti clinici, ospedalieri e umanitari.<br />Nel tempo, la ricerca ha confermato che l&rsquo;EMDR agisce stimolando i naturali processi di <strong>elaborazione del cervello</strong>. Un evento traumatico, infatti, pu&ograve; rimanere immagazzinato nella memoria in maniera disfunzionale: non solo il ricordo dell&rsquo;accaduto, ma anche le emozioni, le immagini e le sensazioni fisiche collegate possono riattivarsi come se l&rsquo;esperienza fosse ancora in corso.<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Come funziona l'EMDR?</font></h2>  <div class="paragraph">Durante una seduta di EMDR, il terapeuta aiuta il paziente a <strong>concentrarsi sul ricordo disturbante</strong>, mentre applica una <strong>stimolazione bilaterale</strong>, di solito con movimenti oculari guidati, ma anche con suoni alternati o tocchi sulle mani. Questo meccanismo facilita la rielaborazione dei ricordi, che vengono integrati in modo pi&ugrave; funzionale.<br />Il processo non cancella ci&ograve; che &egrave; accaduto, ma consente di ricordare senza esserne sopraffatti: il ricordo rimane nella memoria, ma perde la sua carica emotiva invalidante.<br />Molti pazienti riportano <strong>un senso di alleggerimento</strong> e una nuova prospettiva, come se l&rsquo;esperienza fosse finalmente collocata nel passato e non pi&ugrave; presente nella vita quotidiana.<br /></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/seduta-emdr-terapeuta-ricordi_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Ambiti di applicazione dell'EMDR</font></h2>  <div class="paragraph">Inizialmente l&rsquo;EMDR &egrave; stato utilizzato per il <strong>Disturbo Post-Traumatico da Stress</strong> (<strong>PTSD</strong>), in particolare nei reduci di guerra e nelle vittime di incidenti o violenze. Oggi, grazie a decenni di ricerche, il campo di applicazione si &egrave; ampliato notevolmente.<br />L&rsquo;EMDR viene utilizzato con efficacia per:<ul><li><strong>traumi singoli</strong>: incidenti, lutti, catastrofi naturali, diagnosi mediche gravi;</li><li><strong>traumi complessi</strong>: abusi, trascuratezza, violenza domestica o eventi ripetuti nel tempo;</li><li>disturbi d&rsquo;<strong>ansia</strong>, attacchi di panico e fobie;</li><li><strong>depressione </strong>e disturbi dell&rsquo;umore;</li><li>disturbi alimentari;</li><li><strong>dolore cronico </strong>e sintomi psicosomatici;</li><li><strong>difficolt&agrave; relazionali o lavorative</strong> legate a esperienze negative del passato.</li></ul> Secondo le linee guida internazionali e l&rsquo;Organizzazione Mondiale della Sanit&agrave;, l&rsquo;EMDR &egrave; uno dei trattamenti raccomandati per il trauma psicologico, accanto ad altri approcci psicoterapeutici consolidati.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Evidenze scientifiche e diffusione dell'EMDR</font></h2>  <div class="paragraph">Negli ultimi vent&rsquo;anni l&rsquo;EMDR &egrave; stato oggetto di centinaia di studi clinici, pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali. La letteratura concorda nel sottolineare la sua efficacia e la rapidit&agrave; dei risultati in confronto a molte altre terapie tradizionali.<br />In Italia, l&rsquo;associazione <strong><a href="https://emdr.it/" target="_blank">EMDR Italia</a></strong> rappresenta il punto di riferimento nazionale per la formazione, l&rsquo;aggiornamento e la supervisione dei terapeuti. Solo i professionisti che hanno completato il percorso ufficiale, come la <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/contatti-psicologo-monselice.html">Dott.ssa Laura Gallana</a></strong>, possono applicare la tecnica in modo corretto e in linea con gli standard internazionali.<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">EMDR nello studio Paroliamo di Monselice</font></h2>  <div class="paragraph">L&rsquo;introduzione dell&rsquo;EMDR nel nostro studio nasce dalla volont&agrave; di offrire ai pazienti uno strumento terapeutico all&rsquo;avanguardia, riconosciuto a livello mondiale e, soprattutto, <strong>centrato sulla persona</strong>.<br />Ogni percorso viene calibrato in base alla storia e ai bisogni di chi si rivolge a noi: l&rsquo;EMDR non &egrave; un metodo standardizzato da applicare indistintamente, ma una tecnica che si inserisce in una relazione terapeutica attenta e rispettosa.&nbsp;<br />La possibilit&agrave; di elaborare i ricordi traumatici e ridurre il loro impatto emotivo permette alle persone di recuperare benessere, di guardare avanti con maggiore serenit&agrave; e di sentirsi pi&ugrave; libere dal peso del passato.<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Un passo in pi&ugrave; verso la cura</font></h2>  <div class="paragraph">Ogni <strong>percorso di EMDR</strong> viene costruito a partire dalla storia personale e dalle esigenze specifiche della persona. Non si tratta di un protocollo rigido o uguale per tutti: ogni ricordo traumatico ha una sua complessit&agrave; e un suo modo di riemergere, che va compreso e rispettato all&rsquo;interno della relazione terapeutica.<br />L&rsquo;obiettivo non &egrave; &ldquo;<em>cancellare</em>&rdquo; ci&ograve; che &egrave; accaduto, ma favorire un&rsquo;elaborazione che permetta di integrare l&rsquo;esperienza nel proprio vissuto senza che essa continui a generare sofferenza. Quando questo avviene, la memoria dell&rsquo;evento rimane, ma perde quella carica emotiva che la rendeva dolorosa o destabilizzante. In questo modo la persona pu&ograve; riconoscere il trauma come parte della propria storia, ma senza che esso condizioni pi&ugrave; il presente o limiti le possibilit&agrave; future.<br /><span></span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cos'è il W-sitting e perché evitarlo]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/cose-il-w-sitting-e-perche-evitarlo]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/cose-il-w-sitting-e-perche-evitarlo#comments]]></comments><pubDate>Mon, 26 May 2025 13:36:04 GMT</pubDate><category><![CDATA[Neuropsicomotricit&agrave;]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/cose-il-w-sitting-e-perche-evitarlo</guid><description><![CDATA[       Vi &egrave; mai capitato di osservare i bambini piccoli mentre giocano seduti sul pavimento? Se provate ad osservare bene la maggior parte di loro utilizza una seduta caratteristica: quella a W, meglio definita come W-sitting.  Cos'&egrave; il W-sitting?  Il W-sitting &egrave;&nbsp;la posizione in cui il bambino si siede con il bacino a terra con i glutei a contatto con il suolo, le ginocchia piegate e con le gambe e i piedi spostati lateralmente ai lati delle anche con una posizione che  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/bambino-w-sitting_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Vi &egrave; mai capitato di osservare i bambini piccoli mentre giocano seduti sul pavimento? Se provate ad osservare bene la maggior parte di loro utilizza una seduta caratteristica: quella a <strong>W</strong>, meglio definita come <strong>W-sitting</strong>.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Cos'&egrave; il W-sitting?</font></h2>  <div class="paragraph"><strong>Il W-sitting</strong> &egrave;&nbsp;la posizione in cui il bambino si siede con il bacino a terra con i glutei a contatto con il suolo, le<strong> ginocchia piegate</strong> e con le <strong>gambe e i piedi spostati lateralmente</strong> ai lati delle anche con una posizione che se guardata dall&rsquo;alto <strong>ricorda appunto la W</strong>.<br />&Egrave; una posizione molto adottata dai <strong>bambini tra i 2 e i 5 anni</strong> in quando essendo una postura in cui il contatto con il suolo ha una base ampia, viene notevolmente ridotto lo sforzo del bambino necessario per mantenere l&rsquo;equilibrio del tronco e riesce a giocare con una maggiore stabilit&agrave;. &Egrave; inoltre maggiormente osservabile nei bambini con lassit&agrave; legamentosa ed ipotonia (scarso tono muscolare).<br />Se da una parte &egrave; una posizione che pu&ograve; essere considerata fisiologica, dall&rsquo;altra &egrave; comunque bene limitarla suggerendo delle alternative. In particolare, se il bambino la utilizza costantemente non riuscendo ad utilizzare altre posture o permane oltre i 5 anni &egrave; bene consultare un professionista per valutare la stabilit&agrave; posturale del bambino e per avere dei consigli su come favorire l&rsquo;utilizzo di altre modalit&agrave; per sedersi, definendo insieme se pu&ograve; essere necessario fare un percorso per potenziare la muscolatura e l&rsquo;equilibrio, tutto ovviamente attraverso il gioco.<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Perch&eacute; il W-sitting &egrave; dannoso se protratto a lungo?</font></h2>  <div class="paragraph">Innanzitutto in questa <strong>postura di W-sitting</strong> la mobilit&agrave; del tronco &egrave; molto limitata e quini di bambino si trover&agrave; a giocare solo con oggetti posti di fronte a lui e far&agrave; fatica a raggiungere quelli posti di lato o dietro. Di conseguenza la coordinazione bilaterale che coinvolge l&rsquo;integrazione della parte destra e quella sinistra del corpo viene poco stimolata con ricadute e<strong> ritardi nello sviluppo della motricit&agrave; fine</strong> e della lateralit&agrave;.<br />Ne risente inoltre lo <strong>sviluppo delle articolazioni</strong> con rischio di un allineamento non fisiologico di anche, ginocchia e piedi che vanno ad influire nella camminata che potrebbe risultare con i piedi intraruotati (punte verso l&rsquo;interno) con conseguente difficolt&agrave; nell&rsquo;equilibrio ed impaccio motorio.<br />&Egrave; bene quindi fin da piccoli cercare di correggere questa posizione offrendo ai bambini delle posture diverse durante il gioco sul pavimento, quali:<br /><ul><li><strong>Sedersi con le gambe incrociate</strong> (come gli indiani);</li><li><strong>Sedersi con le gambe distese</strong> (posizione long-sitting);</li><li><strong>Mettersi in ginocchio con i glutei appoggiati ai talloni</strong>;</li><li><strong>Distendersi a pancia in gi&ugrave;</strong>;</li><li><strong>Sedersi lateralmente</strong> con le gambe da un lato.</li></ul>Se vuoi dei consigli su giochi da proporre per rafforzare i muscoli addominali e dorsali in modo da sostenere l&rsquo;adozione di altre posture, non esitare a contattarci!<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tre consigli per sviluppare efficacemente il linguaggio verbale]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/tre-consigli-per-sviluppare-efficacemente-il-linguaggio-verbale]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/tre-consigli-per-sviluppare-efficacemente-il-linguaggio-verbale#comments]]></comments><pubDate>Tue, 22 Apr 2025 12:09:52 GMT</pubDate><category><![CDATA[Logopedia]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/tre-consigli-per-sviluppare-efficacemente-il-linguaggio-verbale</guid><description><![CDATA[ Lo screening comunicativo-psicomotorio, che ha coinvolto le figure della logopedista e della neuropsicomotricista dello studio, ha raccolto buoni frutti!A seguito dello scoring del questionario posto ai genitori, riguardo i loro figli dell&rsquo;et&agrave; che variava dai 2 ai 3 anni, molti di questi hanno richiesto una consulenza per ricevere informazioni e consigli riguardo la buona evoluzione del proprio figlio.&nbsp;Durante la correzione sono state individuate 5 aree indice di sviluppo neur [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/comunicazione-verbale-bambini_orig.jpg" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Lo <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/blog/lo-screening-logopedico-psicomotorio">screening comunicativo-psicomotorio</a></strong>, che ha coinvolto le figure della logopedista e della neuropsicomotricista dello studio, ha raccolto buoni frutti!<br />A seguito dello scoring del questionario posto ai genitori, riguardo i loro figli dell&rsquo;et&agrave; che variava <strong>dai 2 ai 3 anni</strong>, molti di questi hanno richiesto una consulenza per ricevere informazioni e consigli riguardo la buona evoluzione del proprio figlio.&nbsp;<br />Durante la correzione sono state individuate 5 aree indice di sviluppo neuropsicomotorio e comunicativo-linguistico: <strong>motoria</strong>, delle <strong>autonomie</strong>, delle <strong>funzioni orali </strong>(respirazione, masticazione, deglutizione), del <strong>comportamento </strong>e del <strong>linguaggio</strong>.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Come stimolare il linguaggio? 3 consigli pratici</font></h2>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(21, 30, 36)">Da logopedista, la domanda pi&ugrave; frequente che mi viene posta &egrave;: &ldquo;ma come faccio a stimolare il suo linguaggio?&rdquo;. Ecco quindi di seguito alcuni consigli utili e pratici.</span></div>  <div class="paragraph"><strong>1.&nbsp;</strong><strong><em><strong>R</strong>ipetizione</em></strong><br />Si dice &ldquo;<em>repetita iuvant</em>&rdquo; ed &egrave; un metodo efficace anche in questo caso. Quando vostro figlio dice per la prima volta una parola ripetetela, enfatizzatela, almeno 3 volte. Cos&igrave; il bambino potr&agrave; ricordare la sequenza fonologica dei suoni per poter produrre proprio questa nuova parola. Il concetto vale anche per una parola detta &ldquo;non molto bene&rdquo;, con delle lettere sostituite o mancanti, voi genitori provate a ripeterla corretta sempre per 3 volte.</div>  <blockquote style="text-align:center;"><span style="color:rgb(21, 30, 36)">&ldquo;<em><strong>Geato</strong></em>&rdquo; </span><span style="color:rgb(71, 71, 71)">&rarr;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)"> &ldquo;<em>Vuoi GELATO? Eh s&igrave; si chiama GELATO, GELATO proprio cos&igrave;!</em>&rdquo;</span>&#8203;</blockquote>  <div class="paragraph"><strong>2. <em>Riformulazione</em></strong>&#8203;<br /><span style="color:rgb(21, 30, 36)">Spesso i genitori riportano la difficolt&agrave; di produzione di frasi corrette: il bambino omette parti frasali importanti come articoli, preposizioni che da soli infatti non avrebbero senso di esistere per cui sono pi&ugrave; difficili da apprendere e consolidare. Ecco che allora se vostro figlio produce una frase scorretta grammaticalmente, il genitore pu&ograve; riprenderla in mano e riformularla corretta di modo che il bambino possa ascoltarla e comprendere quale sia la forma giusta.</span></div>  <blockquote style="text-align:center;"><span style="color:rgb(21, 30, 36)">&ldquo;<em><strong>Pap&agrave; rupe!</strong></em>&rdquo; </span><span style="color:rgb(71, 71, 71)">&rarr;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)"> &ldquo;<em>Hai visto che ci sono le ruspe?</em>&rdquo;</span></blockquote>  <div class="paragraph"><strong>3. Espansione<br />&#8203;</strong><span style="color:rgb(21, 30, 36)">Si tratta semplicemente di espandere la produzione linguistica del proprio figlio in modo da arricchire con pi&ugrave; dettagli il messaggio verbale. Il bambino intanto si limiter&agrave; ad ascoltare tale produzione linguistica e non appena ne avr&agrave; gli strumenti adatti potr&agrave; anche provarci in prima persona.</span><br /><span style="color:rgb(21, 30, 36)">Con questi semplici consigli si pu&ograve; aiutare il bambino nell&rsquo;evoluzione linguistica in modo efficace e gentile, senza frustrarlo o farlo sentire meno capace.&nbsp;</span></div>  <blockquote style="text-align:center;"><span style="color:rgb(21, 30, 36)">&ldquo;<em><strong>Mamma scivolo!</strong></em>&rdquo; </span><span style="color:rgb(71, 71, 71)">&rarr;</span><span style="color:rgb(21, 30, 36)"> &ldquo;<em>C&rsquo;&egrave; lo scivolo qua al parco, &egrave; divertente lo scivolo, si va gi&ugrave; veloci!</em>&rdquo;&#8203;</span></blockquote>  <div class="paragraph">&#8203;Con questi semplici consigli si pu&ograve; aiutare il bambino nell&rsquo;evoluzione linguistica in modo efficace e gentile, senza frustrarlo o farlo sentire meno capace.&nbsp;<br /></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">I bambini sono furbi... non pigri!</font></h2>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:61.111111111111%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="paragraph">&#8203;I bambini non sono pigri, come spesso gli adulti possono pensare, sono semplicemente molto furbi perch&eacute; lavorano in economia: <strong>se una cosa &egrave; difficile cercano di renderla pi&ugrave; semplice</strong> e adatta alle loro capacit&agrave;, anche se la forma semplice non &egrave; sempre corretta.<br />&#8203;<br />Se hai bisogno di una consulenza logopedica, in studio potrai trovare ci&ograve; di cui necessiti.</div>  <div style="text-align:center;"><div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div> <a class="wsite-button wsite-button-small wsite-button-normal" href="https://www.paroliamo.studio/contatti.html" > <span class="wsite-button-inner">Contatta la nostra logopedista per una consulenza</span> </a> <div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:38.888888888889%; padding:0 15px;"> 					 						  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/bambino-parla-telefono_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un viaggio nel mondo della psicomotricità al nido]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/un-viaggio-nel-mondo-della-psicomotricita-al-nido]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/un-viaggio-nel-mondo-della-psicomotricita-al-nido#comments]]></comments><pubDate>Wed, 19 Mar 2025 16:07:26 GMT</pubDate><category><![CDATA[Neuropsicomotricit&agrave;]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/un-viaggio-nel-mondo-della-psicomotricita-al-nido</guid><description><![CDATA[       Nei primi anni di vita, il bambino scopre il mondo attraverso il movimento e il gioco. Ogni esperienza corporea &egrave; un&rsquo;opportunit&agrave; di crescita, di apprendimento e di relazione con gli altri. La psicomotricit&agrave;, attraverso un approccio ludico e coinvolgente, diventa uno strumento prezioso per accompagnare i pi&ugrave; piccoli in questa fase fondamentale dello sviluppo. Con questo progetto, vogliamo offrire ai bambini un ambiente sicuro e stimolante, dove possano esp [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/psicomotricit-nido-neonati_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Nei primi anni di vita, il bambino scopre il mondo attraverso il <strong>movimento </strong>e il <strong>gioco</strong>. Ogni esperienza corporea &egrave; un&rsquo;opportunit&agrave; di crescita, di apprendimento e di relazione con gli altri. La <strong>psicomotricit&agrave;</strong>, attraverso un approccio ludico e coinvolgente, diventa uno strumento prezioso per accompagnare i pi&ugrave; piccoli in questa fase fondamentale dello sviluppo. Con questo progetto, vogliamo offrire ai bambini un ambiente sicuro e stimolante, dove possano esplorare le proprie capacit&agrave; motorie, comunicative ed emozionali, crescendo in modo armonico e sereno.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">&#8203;Cos'&egrave; la psicomotricit&agrave; e perch&eacute; &egrave; importante?</font></h2>  <div class="paragraph">La <strong>psicomotricit&agrave; </strong>&egrave; una disciplina che favorisce uno sviluppo armonico del bambino attraverso il gioco e il movimento. Nei primi tre anni di vita, il bambino costruisce le basi della propria personalit&agrave; e sviluppa le principali caratteristiche della comunicazione e della relazione con gli altri. In questa fase, il gioco &egrave; la sua principale forma di espressione e apprendimento.</div>  <div class="paragraph">Mediante la <strong>psicomotricit&agrave; educativa</strong>, si promuove uno sviluppo globale del bambino, prestando particolare attenzione agli aspetti psico-affettivi e sociali. Il gioco psicomotorio, unito alla relazione corporea, favorisce la crescita non solo sul piano motorio, ma anche su quello emotivo, relazionale e cognitivo.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Gli obiettivi del progetto di psicomotricit&agrave; al nido</font></h2>  <div class="paragraph"><strong>Obiettivi generali</strong><ul><li>Creare un ambiente sicuro e accogliente per il bambino.</li><li>Promuovere un'immagine positiva di s&eacute; e dell&rsquo;ambiente.</li><li>Favorire l'autonomia e il processo di separazione-individuazione.</li><li>Sostenere l'inserimento nella scuola.</li><li>Osservare e rispondere ai bisogni individuali.</li><li>Stimolare la comunicazione e lo sviluppo di modelli comportamentali adeguati.</li><li>Fornire strumenti di lettura e gestione del gruppo classe agli insegnanti.</li></ul> <strong>Obiettivi specifici</strong><ul><li>Sviluppare competenze motorie adeguate all'et&agrave;.</li><li>Promuovere la conoscenza del corpo e dello spazio.</li><li>Stimolare la manualit&agrave; fine e la manipolazione di oggetti.</li><li>Migliorare le capacit&agrave; comunicative, verbali e non verbali.</li><li>Rafforzare le capacit&agrave; sensoriali (vista, tatto, udito).</li><li>Favorire la gestione delle emozioni.</li><li>Sviluppare la creativit&agrave; e il rispetto delle regole.</li></ul></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Struttura del programma di psicomotricit&agrave;</font></h2>  <div class="paragraph">Le attivit&agrave; proposte si sviluppano attraverso tre principali tipologie di gioco: il gioco sensomotorio, il gioco simbolico e il gioco di socializzazione.<br />Nel <strong>gioco sensomotorio</strong>, il bambino sperimenta diverse modalit&agrave; di movimento come strisciare, rotolare, camminare, correre e saltare, sviluppando il piacere dell&rsquo;azione e un&rsquo;immagine positiva di s&eacute;.<br />Il <strong>gioco simbolico</strong>, invece, permette al bambino di esplorare la fantasia e la creativit&agrave; utilizzando oggetti semplici come palle, stoffe e bambole, favorendo le sue capacit&agrave; relazionali e comunicative attraverso il gioco del &ldquo;<em>facciamo finta che</em>&rdquo;.<br />Infine, nel <strong>gioco di socializzazione</strong>, vengono proposti giochi di gruppo come trenini e girotondi, che aiutano il bambino a interagire con i coetanei e a rispettare semplici regole sociali.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Il ruolo della neuropsicomotricista</font></h2>  <div class="paragraph">La <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/servizi-tnpee.html">neuropsicomotricista </a></strong>guida il bambino nel gioco senza imporre attivit&agrave;, ma lasciandolo libero di esplorare. Attraverso un atteggiamento empatico, accompagna il bambino nel suo percorso di crescita, intervenendo solo per ampliare e arricchire le esperienze di gioco.<br />Vederla all'opera ci evidenzia ancora una volta le <strong><a href="https://www.paroliamo.studio/blog/psicomotricista-e-neuropsicomotricista-tnpee-professioni-diverse-competenze-complementari">differenze tra psicomotricista e neuropsicomoptricista</a></strong>.<br /></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/psicomotricista-nido-attivita_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">&nbsp;Modalit&agrave; di realizzazione del progetto psicomotricit&agrave; al nido</font></h2>  <div class="paragraph"><ul><li><strong>Suddivisione in gruppi</strong>: massimo 12 bambini, suddivisi per et&agrave;.</li><li><strong>Durata delle lezioni</strong>: 45 minuti (30 per i pi&ugrave; piccoli).</li><li><strong>Fasi della lezione</strong>:</li></ul><ol><li><strong>Rituale di entrata</strong> (5 min) - Introduzione e ripetizione delle regole.</li><li><strong>Fase centrale</strong> (25-30 min) - Attivit&agrave; ludiche e tematiche.</li><li><strong>Fase di decentramento</strong> (5 min) - Ritorno alla calma con storie o attivit&agrave; manipolative.</li><li><strong>Rituale di uscita</strong> (5 min) - Chiusura della lezione.</li></ol>Le attivit&agrave; si svolgono in una stanza ampia e sicura, con materiali adeguati e normativamente conformi.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Quali materiali sono stati utilizzati?</font></h2>  <div class="paragraph">Durante le attivit&agrave; vengono utilizzati diversi materiali che stimolano il gioco e la creativit&agrave; del bambino. Tra questi troviamo<strong> materiali di recupero</strong> (scatoloni, fogli di giornale, bottiglie di plastica), <strong>materassi </strong>e <strong>cuscini </strong>di gommapiuma per l&rsquo;attivit&agrave; motoria, palloni e cerchi per il gioco sensomotorio e di socializzazione. Inoltre, si utilizzano tessuti colorati per giochi di drammatizzazione, corde per esplorazioni spaziali, costruzioni e contenitori per sviluppare la manualit&agrave;, strumenti musicali per stimolare la percezione sonora e bambolotti per il gioco simbolico.</div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/materiali-tunnel-psicomotriscista_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">&#8203;Collaborazione con le educatrici del Nido</font></h2>  <div class="paragraph">Le educatrici sono coinvolte nel progetto per favorire l&rsquo;inserimento dei bambini e osservare l&rsquo;evoluzione del gruppo. Il confronto costante con la neuropsicomotricista permette di individuare eventuali situazioni di disagio e di intervenire in modo mirato.</div>  <div><div style="height:20px;overflow:hidden"></div> <div id='492425186325402473-slideshow'></div> <div style="height:20px;overflow:hidden"></div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">La fase di valutazione e verifica: quali competenze vengono monitorate?</font></h2>  <div class="paragraph">Durante il percorso, si monitorano diverse competenze:&#8203;<br /><ul><li><strong>Relazione con lo spazio</strong>: sicurezza nei movimenti, equilibrio, gestione della distanza.</li><li><strong>Relazione con gli altri</strong>: modalit&agrave; di interazione e comunicazione.</li><li><strong>Relazione con gli oggetti</strong>: utilizzo e manipolazione dei materiali.</li><li><strong>Relazione con s&eacute; stesso</strong>: riconoscimento del corpo, gestione delle emozioni.</li></ul>Se necessario, si possono compilare schede di valutazione individuali e organizzare colloqui con i genitori.<br /><span></span></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Psicomotricit&agrave; al nido, un'opportunit&agrave; unica!</font><br /></h2>  <div class="paragraph">Il progetto di <strong>psicomotricit&agrave; al nido</strong> rappresenta un'opportunit&agrave; unica per accompagnare i bambini in un percorso di crescita armonioso e divertente. Grazie al gioco e al movimento, ogni bambino pu&ograve; esprimere il proprio mondo interiore, sviluppare competenze fondamentali e affrontare con maggiore sicurezza le tappe della sua evoluzione.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Il risultato della psicomotricit&agrave; educativa? Dei bellissimi disegni!</font></h2>  <div class="paragraph"><font><span>D</span></font><font><span>urante gli incontri di <strong>psicomotricit&agrave; educativa</strong> i bambini hanno avuto la possibilit&agrave; di sperimentare liberamente con il proprio corpo e di esprimere s&eacute; stessi, senza vincoli e senza imposizioni; di capire le proprie capacit&agrave;, di svilupparne di nuove e di conoscere i propri limiti.</span></font></div>  <div class="paragraph">Il tutto scandito da momenti ben precisi:&#8203;<br /><ul><li><strong>Rituale iniziale</strong>: seduti insieme ognuno viene toccato sulla testa e lui/lei, oppure i compagni o l&rsquo;educatrice se non vuole o non &egrave; ancora in grado, dice il suo nome, si ripetono le regole (non farsi male, non uscire dalla stanza e fermarsi allo stop) e si conta fino a 5 prima di partire</li><li><strong>Momento del gioco</strong>: gioco sensomotorio e primi approcci al gioco simbolico, individuale o di gruppo, guidati dalla neuropsicomotricista che coglie ci&ograve; che ogni bambino propone liberamente, con il materiale via via proposto</li><li><strong>Momento del rilassamento</strong>: per ritornare alla calma dopo tanto movimento, gioco delle statue e controllo della respirazione con il gioco del palloncino</li><li><strong>Momento della sperimentazione grafica</strong>: ad ogni incontro &egrave; stato dato uno strumento grafico diverso con cui il bambino poteva disegnare; si &egrave; provato a chiedere ad ogni bambino cosa avesse disegnato per favorire la mentalizzazione, ma se non rispondeva non era un problema.</li><li><strong>Rituale finale</strong>: saluto tutti insieme</li></ul></div>  <div class="paragraph">Di seguito tutti i disegni fatti dal bambino/a: a questa et&agrave; il disegno viene utilizzato come scarica sensomotoria sul foglio (lo scarabocchio) ma gi&agrave; c&rsquo;&egrave; chi inizia a dare comunque un significato a ci&ograve; che ha disegnato, indice che c&rsquo;&egrave; un pensiero dietro.<br />&#8203;Nell&rsquo;ordine sono stati proposti: pennarelli, matite colorate, penne, cerette, gessi e acquarelli utilizzati con le dita.<br /><span></span></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='475512746820519387-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='475512746820519387-imageContainer0' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='475512746820519387-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-5_orig.jpg' rel='lightbox[gallery475512746820519387]'><img src='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-5.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='446' style='position:absolute;border:0;width:134.53%;top:0%;left:-17.26%' /></a></div></div></div></div><div id='475512746820519387-imageContainer1' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='475512746820519387-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-4_orig.jpg' rel='lightbox[gallery475512746820519387]'><img src='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-4.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='446' style='position:absolute;border:0;width:134.53%;top:0%;left:-17.26%' /></a></div></div></div></div><div id='475512746820519387-imageContainer2' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='475512746820519387-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-3_orig.jpg' rel='lightbox[gallery475512746820519387]'><img src='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-3.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='446' style='position:absolute;border:0;width:134.53%;top:0%;left:-17.26%' /></a></div></div></div></div><div id='475512746820519387-imageContainer3' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='475512746820519387-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-2_orig.jpg' rel='lightbox[gallery475512746820519387]'><img src='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-2.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='446' style='position:absolute;border:0;width:134.53%;top:0%;left:-17.26%' /></a></div></div></div></div><div id='475512746820519387-imageContainer4' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='475512746820519387-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery475512746820519387]'><img src='https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disegno-psicomotricit-1.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='446' style='position:absolute;border:0;width:134.53%;top:0%;left:-17.26%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <blockquote><font><em>"Si pu&ograve; scoprire di pi&ugrave; su una persona in un'ora di gioco, che in un anno di conversazione" - Platone</em></font><br /><span></span></blockquote>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Accettare l'inaccettabile: traumi, resilienza e la differenza tra accettazione e rassegnazione]]></title><link><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/accettare-linaccettabile-traumi-resilienza-e-la-differenza-tra-accettazione-e-rassegnazione]]></link><comments><![CDATA[https://www.paroliamo.studio/blog/accettare-linaccettabile-traumi-resilienza-e-la-differenza-tra-accettazione-e-rassegnazione#comments]]></comments><pubDate>Thu, 27 Feb 2025 15:12:34 GMT</pubDate><category><![CDATA[Psicologia]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.paroliamo.studio/blog/accettare-linaccettabile-traumi-resilienza-e-la-differenza-tra-accettazione-e-rassegnazione</guid><description><![CDATA[       La vita, a volte, ci mette di fronte a eventi difficili, inaspettati e dolorosi: lutti, malattie, perdite, fallimenti, traumi. Quando ci&ograve; accade, la nostra mente attiva una serie di meccanismi di difesa per proteggerci dal dolore, ma nel lungo termine la vera sfida diventa un&rsquo;altra.Come accettare ci&ograve; che non possiamo cambiare senza sentirci sconfitti?Esiste una grande differenza tra accettare una realt&agrave; difficile e rassegnarsi ad essa. L&rsquo;accettazione &egra [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/disperazione-psicologo_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">La vita, a volte, ci mette di fronte a <strong>eventi difficili</strong>, inaspettati e dolorosi: <strong>lutti</strong>, <strong>malattie</strong>, <strong>perdite</strong>, <strong>fallimenti</strong>, <strong>traumi</strong>. Quando ci&ograve; accade, la nostra mente attiva una serie di meccanismi di difesa per proteggerci dal dolore, ma nel lungo termine la vera sfida diventa un&rsquo;altra.<br /><strong>Come accettare ci&ograve; che non possiamo cambiare</strong> senza sentirci sconfitti?<br />Esiste una grande differenza tra <strong><em>accettare</em></strong> una realt&agrave; difficile e <strong><em>rassegnarsi</em></strong> ad essa. L&rsquo;accettazione &egrave; un atto di consapevolezza e forza interiore, mentre l&rsquo;arrendevolezza &egrave; un ritiro passivo dalla vita. In questo articolo esploreremo <strong>cosa significa realmente accettare</strong>, quali meccanismi di difesa entrano in gioco di fronte alle avversit&agrave; e come possiamo trasformare il dolore in crescita.<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Come la mente cerca di proteggerci? I meccanismi di difesa</font></h2>  <div class="paragraph">Quando affrontiamo situazioni dolorose, il nostro cervello mette in atto strategie automatiche per cercare di attutire l&rsquo;impatto emotivo. Alcuni dei <strong>meccanismi di difesa</strong> pi&ugrave; comuni sono:&nbsp;<ul><li><strong>Negazione</strong>: rifiutare la realt&agrave;, come se ci&ograve; che &egrave; accaduto non fosse vero. &Egrave; un meccanismo che aiuta inizialmente a sopportare il trauma, ma a lungo termine impedisce l&rsquo;elaborazione del dolore.&nbsp;</li><li><strong>Rimozione</strong>: spingere inconsciamente un evento traumatico fuori dalla coscienza, evitando di pensarci.&nbsp;</li><li><strong>Razionalizzazione</strong>: cercare spiegazioni logiche per eventi dolorosi, evitando di affrontare l&rsquo;emozione sottostante.&nbsp;</li><li><strong>Proiezione</strong>: attribuire ad altri le proprie emozioni dolorose per non sentirle dentro di s&eacute;.&nbsp;</li><li><strong>Evitamento</strong>: evitare persone, luoghi o situazioni che potrebbero far riemergere il dolore.&nbsp;</li><li><strong>Senso di onnipotenza o ipercontrollo</strong>: cercare di controllare tutto per non sentirsi vulnerabili.&nbsp;</li></ul>Questi meccanismi possono essere utili nel breve termine, ma se diventano permanenti bloccano il processo di elaborazione e quindi di accettazione.&nbsp;&nbsp;<br /></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">L'accettazione &egrave; una scelta consapevole, non una resa</font></h2>  <div class="paragraph">Molte persone temono che accettare una situazione difficile significhi <strong>rassegnarsi</strong>, come se smettessero di combattere o di sperare. In realt&agrave;, accettare significa prendere atto della realt&agrave; senza negarla, giudicarla o combatterla inutilmente.<br />Ma cosa significa quindi "<strong>accettazione</strong>"?<br /><strong>Accettare non vuol dire approvare ci&ograve; che &egrave; successo </strong>o essere d&rsquo;accordo con esso. <strong>Accettare significa riconoscere </strong>che ci&ograve; che &egrave; avvenuto fa parte della nostra storia e che, per quanto doloroso, esiste. &Egrave; solo da questo punto di partenza che possiamo davvero trovare la strada per stare meglio.&nbsp;&nbsp;</div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.paroliamo.studio/uploads/1/3/5/9/135921502/accettazione-psicologia-forza_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Accettazione o rassegnazione? Due facce della stessa medaglia!</font></h2>  <div class="paragraph">Accettare significa riconoscere che ci&ograve; che &egrave; accaduto &egrave; reale, che fa parte della nostra storia e che, volenti o nolenti, dobbiamo farci i conti.<br /></div>  <blockquote style="text-align:center;"><em><font color="#a1a1a1">"Non avrei mai voluto che andasse cos&igrave;, ma &egrave; successo. Ora cosa posso fare per me stesso?"</font></em></blockquote>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(21, 30, 36)"><strong>Arrendersi</strong>, invece, &egrave; il contrario: significa lasciarsi travolgere dalla sofferenza, smettere di cercare un senso o una via d&rsquo;uscita. &Egrave; quella <strong>sensazione di impotenza </strong>che ci fa credere che nulla potr&agrave; mai cambiare, che non ha senso provarci. &Egrave; smettere di lottare, ma nel modo sbagliato: non perch&eacute; abbiamo trovato la pace, ma perch&eacute; ci sentiamo sconfitti.</span></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">Come coltivare l'accettazione nelle difficolt&agrave;?</font></h2>  <div class="paragraph">Raggiungere una vera accettazione psicologica &egrave; un percorso che richiede tempo e impegno. Ecco alcuni passi che possono aiutare:&nbsp;<ol><li><strong>Dare spazio alle emozioni</strong>: non si pu&ograve; accettare qualcosa senza prima permettersi di sentire il dolore, la rabbia, la paura o la tristezza. Trovare un modo per esprimere queste emozioni (parlandone, scrivendo, facendo terapia) &egrave; fondamentale.</li><li><strong>Rinunciare alla lotta contro l'inevitabile</strong>: molte volte soffriamo non solo per l&rsquo;evento in s&eacute;, ma per il nostro rifiuto di accettarlo. Imparare a distinguere ci&ograve; che possiamo cambiare da ci&ograve; che &egrave; fuori dal nostro controllo aiuta a focalizzare le energie in modo pi&ugrave; costruttivo.</li><li><strong>Cambiare prospettiva</strong>: anche le esperienze pi&ugrave; dolorose possono diventare occasioni di crescita. Chiedersi: Cosa posso imparare da questo? Come posso trasformare questa sofferenza? aiuta a dare un senso a ci&ograve; che accade.</li><li><strong>Accettare che il dolore fa parte della vita</strong>: nessuno pu&ograve; evitare completamente la sofferenza. Imparare ad accoglierla come parte della nostra esistenza riduce l&rsquo;ansia e la resistenza al cambiamento.&nbsp;</li><li><strong>Trovare nuove risorse e strategie</strong>: se una situazione &egrave; difficile, ma non possiamo cambiarla, possiamo comunque modificare il nostro modo di affrontarla. Cercare aiuto, cambiare abitudini, sviluppare nuove capacit&agrave; pu&ograve; fare una grande differenza.</li><li><strong>Praticare la <em>mindfulness</em></strong>: restare nel presente e concentrarsi su ci&ograve; che si ha, piuttosto che su ci&ograve; che si &egrave; perso, aiuta a trovare un equilibrio interiore.</li></ol></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;"><font size="5">L'accettazione &egrave; un atto di coraggio!</font></h2>  <div class="paragraph"><strong>Accettare le difficolt&agrave; </strong>della vita non significa subirle, ma scegliere di affrontarle con consapevolezza e forza. &Egrave; un processo che richiede tempo, ma che pu&ograve; portare a una nuova comprensione di s&eacute; e della propria esistenza.&nbsp;<br />Se ti trovi in una situazione difficile, ricorda che accettare non significa arrendersi, ma liberarsi dalla lotta contro l&rsquo;inevitabile per concentrarsi su ci&ograve; che pu&ograve; davvero fare la differenza.&nbsp;<br /></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:center;"><font size="7">Ti serve aiuto per accettare un evento traumatico?</font></h2>  <div style="text-align:center;"><div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div> <a class="wsite-button wsite-button-large wsite-button-highlight" href="https://www.paroliamo.studio/contatti-psicologo-monselice.html" > <span class="wsite-button-inner">CONTATTA LA NOSTRA PSICOLOGA</span> </a> <div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>