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La valutazione neuropsicomotoria: cos'è e come si svolge?

31/1/2023

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Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), o neuropsicomotricista, è l’unica figura professionale sanitaria ad occuparsi esclusivamente dell’età pediatrica (0-18 anni). Interviene sia in ambito educativo-preventivo che in ambito abilitativo-riabilitativo.

Cos'è la valutazione neuropsicomotoria?

La valutazione neuropsicomotoria è uno strumento utilizzato dal TNPEE per individuare i punti di forza e le abilità del bambino, per capire se vengono usate in modo adeguato. Il TNPEE si occupa inoltre di evidenziare i punti di debolezza o di comprendere uno sviluppo insolito rispetto alla fascia di età.
Durante questa questa prima fase  il neuropsicomotricista osserva il bambino nel suo insieme per cercare poi il particolare, ponendosi dei quesiti, relazionando situazioni e comportamenti.

Quando richiedere una valutazione neuropsicomotoria?

È bene rivolgersi ad un neuropsicomotricista nel momento in cui il proprio figlio presenta:
  • difficoltà motorie, di equilibrio e di coordinazione
  • ritardo nell’acquisizione delle tappe psicomotorie
  • difficoltà a relazionarsi con gli altri
  • difficoltà nel riconoscere e gestire le emozioni
  • comportamenti di inibizione o di iperattività
  • difficoltà di attenzione
  • alterazioni sensoriali o percettive
  • difficoltà nella scrittura
  • difficoltà nel riconoscimento e percezione dello schema corporeo
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Come si svolge una valutazione neuropsicomotoria?

Nel caso in cui il bambino presenti una delle difficoltà elencate precedentemente, è bene richiedere una consulenza alla TNPEE. Si procede dunque con la valutazione neuropsicomotoria che si articola in diverse fasi.

1. Colloquio iniziale

​Si tratta del colloquio solo con i genitori in cui vengono raccolte tutte le informazioni anamnestiche del bambino.

2. Valutazione del bambino

Le sedute di valutazione consistono in primis in un’osservazione clinica del gioco spontaneo del bambino e delle sue modalità relazionali, per proseguire in seguito con la somministrazione di test standardizzati per l’età che vanno ad indagare le diverse aree di sviluppo.
Nello specifico, durante la valutazione neuropsicomotoria si analizzano:
  • area affettiva-relazionale: le modalità relazionali utilizzate dal bambino, l’espressione delle emozioni, il coinvolgimento nelle proposte dell’altro, la capacità di condivisione delle varie attività, la presenza o meno del contatto oculare, l’accettazione o meno del contatto corporeo, la capacità di imitare, le manifestazioni temperamentali e comportamentali;
  • area comunicativo-linguistico: le modalità utilizzate dal bambino per comunicare, la comprensione delle richieste;
  • area motorio-prassica: le abilità motorie e coordinative del bambino, le abilità manuali, la conoscenza e percezione dello schema corporeo e la lateralizzazione, le attività grafico-rappresentative
  • area neuropsicologica e cognitiva: le funzioni esecutive quali attenzione, pianificazione, organizzazione e memoria, le abilità percettive;
  • ­modalità di gioco: le diverse tipologie di gioco.

3. Stesura della relazione clinica

Si tratta della relazione scritta in cui vengono messi in evidenza punti di forza e difficoltà del bambino, viene definita la necessità o meno di un percorso terapeutico con la definizione degli obiettivi.

4. Colloquio di restituzione

Si tratta del colloquio con i genitori in cui si discute di quanto emerso dalla valutazione e si consegna la relazione clinica

5. Presa in carico

A questo punto ha inizio la terapia con il bambino, che potrà essere mono settimanale o bisettimanale, individuale oppure in piccolo gruppo

Hai bisogno di una valutazione neuropsicomotoria?

Contatta la nostra TNPEE Luisa Ferrato per una consulenza e impara a conoscere i punti di forza e debolezza del bambino, per risolvere le prime difficoltà della crescita e aiutarlo a vivere meglio il futuro!
Contatta la nostra TNPEE Luisa
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Il sostegno psicologico nella terza età: approcci e interventi

11/1/2023

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L’italia, come il resto dell’Europa sta invecchiando, gli anziani rappresentano ad oggi il 23% della popolazione, una vasta percentuale che la società odierna, caratterizzata sempre più da produttività e narcisismo, tende a negare e marginalizzare. La visione rigida dell’invecchiamento come fase di vita caratterizzata dalla perdita e dal ritiro dalla vita sociale andrebbe ormai superata!
La psicologia scientifica ha dimostrato a più riprese negli ultimi 10 anni che nell’invecchiamento si possono individuare nuove possibilità di stimolazione e nuove crescite funzionali.

Che cos'è la terza età?

In una definizione di M. Cesa-Bianchi dell’87 si legge che l’invecchiamento è “Il complesso delle modificazioni cui l’individuo va incontro, nelle sue strutture e nelle sue funzioni, in relazione al progredire dell’età”.
Secondo l’OMS si considera anziano una persona che ha superato il 65° anno di età. Si può distinguere la terza età, quella in cui le persone sono ancora inserite socialmente e  sono in buona salute, dalla quarta età, caratterizzata invece da persone con marcato decadimento fisico e dipendenti nelle funzioni da altri. Ciò che caratterizza però le differenti tipologie di invecchiamento non è solo una questione fisiologica ma anche la questione psicologica, le caratteristiche di personalità e le tipologie di carattere. 

Gli approcci psicologici nella terza età

Negli anni si è assistito a un cambiamento dell’approccio teorico della psicologia nei confronti dell’invecchiamento, per molto tempo la psicologia si è occupata degli aspetti deficitari, ci si è focalizzati sulla perdita delle singole funzioni cognitive e delle abilità funzionali della persona con il progredire dell’età. È dagli studi di Kitwood del 1997 che si è iniziato a riconsiderare l’approccio teorico legato all’invecchiamento sano e patologico.
Il termine Person Centred Care o cura centrata sulla persona fonda le sue radici nel lavoro di Carl Rogers che, verso la fine degli anni ‘40, sottolineava l’importanza dell’esperienza individuale della persona come elemento principale delle terapie di cura.
In una fase della vita in cui si assiste da un lato al progressivo processo involutivo legato al fisico dall’altra parte è possibile considerare l’invecchiamento come la possibilità di ridefinire attivamente i propri ruoli sociali perlopiù grazie al fatto che l’anziano può avere una maggiore consapevolezza personale che permetterebbe la piena espressione di sé stesso.
È importante considerare che il processo fisiologico di invecchiamento e quello che ci fa ritenere  invece l’invecchiamento non sano porta con sé dei confini estremamente labili, non c’è nulla di marcatamente netto, il confine è spesso costituito da una zona grigia di disagio psicologico di cui è bene occuparsi. ​
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Gli interventi psicologici nella terza età

I quadri clinici psicopatologici che maggiormente possono esprimersi durante la terza età riguardano principalmente:
  • le demenze
  • il delirium
  • le malattie psicosomatiche
  • l’abuso di sostanze
  • la depressione
Si è a lungo dibattuto in campo scientifico sull’utilità dei trattamenti psicoterapici in tarda età: il mondo scientifico avanzava riverse a causa della mancanza di flessibilità dei processi mentali che poteva impedire l’efficacia del trattamento.
Ad oggi, grazie alle teorie centrate sulla persona possiamo ritenere utili e validi gli interventi psicoterapeutici nell’invecchiamento quando questa fase di vita induce nella persona un disagio, una sofferenza. Tra gli interventi indicati durante l’invecchiamento citiamo:
  • la psicoterapia di sostegno
  • le terapie cognitivo comportamentali
  • le terapie di gruppo.
Assieme alla persona si vanno ridefinendo degli obiettivi concreti e realizzabili di benessere personale cercando di ridefinire il ruolo sociale e personale dell’individuo riconoscendo e accettando i limiti relativi all’età da un lato e d’altra parte dedicandosi ad attività e progetti in linea con i propri interessi e le proprie capacità, non solo con lo scopo di allenare la funzionalità cognitiva ma anche prendendosi cura dell’autostima e del tono dell’umore della persona. 

Stai vivendo la terza età o ti occupi di una persona anziana?

La nostra psicologa Laura Gallana ha un Master in Neuropsicologia Clinica ed è specializzata in Psicologia della salute, ti potrà consigliare il percorso psicologico più adatto a te o ai tuoi cari!
Contatta lo Studio Paroliamo di Monselice per ottenere il supporto adatto alle tue necessità.
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