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La celiachia è una malattia autoimmune cronica che interessa l’intestino tenue ed è scatenata dall’ingestione di glutine in persone geneticamente predisposte. Secondo la definizione dell’Istituto Superiore della Sanità (Epicentro, 2023), si tratta di un’enteropatia infiammatoria che, se non trattata, può avere conseguenze che vanno ben oltre l’apparato digerente. In Italia la prevalenza stimata è intorno all’1% della popolazione. Attualmente si contano circa 265.000 persone con diagnosi, ma si stima che altre 400.000 non sappiano ancora di essere celiache, per un totale di circa 600.000 casi. La diagnosi riguarda soprattutto le donne (70% dei casi), con un rapporto di circa 2:1 rispetto agli uomini. La fascia d’età maggiormente interessata è quella tra i 18 e i 59 anni, mentre le diagnosi in età evolutiva risultano meno frequenti. Oltre l'intestino: impatto psicologico e socialeEssendo una patologia cronica, la celiachia non influisce solo sulla salute fisica, ma ha un impatto significativo anche sul benessere psicologico e sulla qualità della vita. Tra i sintomi extra-intestinali più comuni troviamo:
Anche la famiglia può risentirne profondamente: i familiari possono sperimentare sentimenti di colpa, frustrazione e preoccupazione, soprattutto nelle fasi immediatamente successive alla diagnosi. Celiachia e funzioni cognitive: cosa dice la ricerca?Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha messo in luce una possibile associazione tra celiachia e difficoltà cognitive, in particolare per quanto riguarda memoria e attenzione. Queste difficoltà sembrano emergere soprattutto nei soggetti diagnosticati recentemente in età evolutiva con una aderenza non ottimale alla dieta priva di glutine. In questi casi possono comparire problemi attentivi e mnemonici anche significativi. La buona notizia è che tali difficoltà possono ridursi parzialmente grazie a:
L’importanza dell’età alla diagnosi L’aderenza alla dieta senza glutine è fondamentale, ma non sempre facile. Molto dipende dal momento del ciclo di vita in cui arriva la diagnosi. Durante l’infanzia, la dieta viene generalmente integrata più facilmente nella routine quotidiana. In età scolare e adolescenziale, invece, le difficoltà aumentano: il ragazzo può vivere sentimenti di esclusione, rifiuto o negazione della malattia, con possibili ripercussioni emotive, comportamentali, sull’autostima e sul senso di identità. Il ruolo della famiglia e del supporto psicologicoA livello familiare è fondamentale responsabilizzare gradualmente il bambino o l’adolescente celiaco, evitando un’eccessiva dipendenza dai caregiver. Favorire l’autonomia nella gestione della dieta, utilizzare rinforzi positivi e prestare attenzione alla sfera emotiva sono passaggi chiave. In molti casi, un supporto psicologico e un percorso individualizzato di potenziamento delle abilità cognitive possono rappresentare un valido aiuto per affrontare al meglio il periodo successivo alla diagnosi e promuovere un benessere globale, non solo fisico Bibliografia
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