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Doposcuola? Le nostre specialiste sono pronte!

25/9/2021

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La scuola è cominciata e per molti bambini e ragazzi cominciano le prime sfide!
Dopo le prime lezioni e dopo aver conosciuto tutti i nuovi e i vecchi compagni si comincia a fare sul serio: sotto con i compiti! Le lezioni e lo studio sono il modo migliore per confrontarsi con le prime piccole difficoltà che faranno crescere i ragazzi che riprendono in mano penne, matite e quaderni e ricominciano finalmente una vita scolastica a pieno ritmo.
In particolar modo lo studio a casa diventa fondamentale per mantenere i ritmi che vengono proposti a scuola, e per qualcuno potrebbe diventare complicato riuscire a mantenerli. Si comincia quindi a capire che non sempre il percorso è in discesa e cominciano a sorgere i primi dubbi e le prime necessità specifiche. Si comincia quindi a parlare di DSA e di BES:
  • DSA è il disturbo Specifico di Apprendimento, è cioè la diagnosi in riferimento all’alunno;
  • BES è il Bisogno che quella diagnosi innesca. 

A cosa serve il doposcuola?

Il servizio di doposcuola consiste in un' attività di assistenza allo studio ed allo svolgimento dei compiti. Si cerca quindi di ricreare un ambiente che offre la possibilità di aggregazioni positive, che possa davvero andare incontro ai bisogni specifici, siano essi dettati dalla certificazione o squisitamente soggettivi.

A chi si rivolge il Doposcuola Specializzato?

Il servizio è rivolto a bambini e ragazzi dai 7 ai 18 anni con certificazione BES e/o DSA che necessitano di uno spazio all'interno del quale vivere un'esperienza di studio positiva. Si lavora in un piccolo gruppo di massimo 4/5 partecipanti per due ore al giorno, due volte alla settimana. Attraverso il doposcuola specializzato i ragazzi hanno la possibilità di mettere in pratica le tecniche apprese e potenziare quindi l’efficacia della presa in carico.

Conosciamo le nostre specialiste: Laura e Alice

Conosciamo le nostre specialiste che seguiranno i ragazzi durante il doposcuola. ​Esperienza e disponibilità per una crescita mirata e sicura!

Laura Gallana

Psicologa e specializzata in neuropsicologia
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Svolge la professione di Psicologa presso lo studio Paroliamo e come tutti gli psicologi ha un lungo percorso formativo alle spalle.

Si è specializzata in quella branca della Psicologia che si chiama Neuropsicologia, conosce come funziona il nostro cervello quando sta bene e anche quando qualcosa va storto.

L'idea del doposcuola specializzato di Paroliamo è nata proprio dalla pratica clinica maturata nel corso di questi anni e che si è concretizzata sulla base di una necessità della quale si sentiva l’esigenza fin dagli inizi.

Alice Gazineo

Studente di scienze dell'educazione ​e della formazione
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Da molti anni lavora a contatto con bambini e ragazzi di tutte le età ricoprendo diversi ruoli ludicoeducativi.

Attraverso le sue esperienze lavorative fatte di relazione e di condivisione, ha potuto comprendere quanto sia importante valorizzare l’unicità di ogni studente sostenendolo nell’espressione soggettiva delle proprie propensioni.

Lavorare nell’ambito delle difficoltà dell’apprendimento significa costruire ed adattare strategie di studio che siano funzionali alla didattica e che permettano di far scoprire agli stessi bambini e ragazzi quali sono le loro abilità e competenze sulle quali possono sempre contare.

Scopri di più sul nostro Doposcuola Specializzato
Un supporto sicuro, un'opportunità per crescere
Richiedi maggiori informazioni sul doposcuola
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Consiglio di lettura. Parlare, un gioco a due

20/9/2021

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Questa edizione aggiornata del classico manuale del Centro Hanen è indispensabile per i genitori, i logopedisti e gli altri professionisti che lavorano o si dedicano ai bambini con ritardo di linguaggio. Si tratta di un libro fondamentale per i genitori di bambini a partire dai primissimi stadi della comunicazione fino a coloro che hanno iniziato a costruire delle brevi frasi.
Basato sulle più aggiornate ricerche, include semplici questionari, pratiche guide per scegliere gli obiettivi comunicativi e una nuova sessione per costruire le basi dell’apprendimento alla lettura.
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Per professionisti, genitori ed educatori

Un libro indispensabile per professionisti che si dedicano ai bambini, nonché per genitori ed educatori.
Con la sua semplicità e le numerose illustrazioni fornisce consigli pratici per stimolare il proprio bambino a comunicare e apprendere il linguaggio durante le attività quotidiane: i pasti, il gioco, il bagnetto, la lettura.
Un libro importante che può aiutare fin dai primissimi stadi dell’evoluzione della comunicazione e del linguaggio nel bambino.

Vuoi saperne di più?

Scopri come si sviluppa il linguaggio
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Consiglio di lettura. Imparare a scrivere il corsivo: dai 6 anni

19/9/2021

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Questo libro di attività per i più piccoli aiuta i bambini ad apprendere le basi della scrittura in corsivo con una divertente interfaccia illustrata che li terrà impegnati per ore. L’eserciziario insegna le lettere di base, poi passa alle legature e termina con delle parole per fare pratica. È un’introduzione perfetta per i principianti e anche un ottimo quaderno per ripassare e fare pratica per i bambini che già si trovano a un livello più avanzato.
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Per chi comincia a scrivere ma anche per chi vuole fare pratica

La nostra TNPEE Luisa consiglia questo libro a tutti i bambini che per la prima volta si avvicinano alla scrittura in corsivo, ma anche a chi ha già imparato le basi e vuole migliorare le proprie abilità di scrittura.
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Le prime parole! Lo sviluppo linguistico da 0 a 2 anni

13/9/2021

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L’inizio dell’asilo nido spesso è un momento di confronto attivo fra i genitori, che osservano gli altri bambini e notano le differenze rispetto alle tappe di sviluppo. Lo sviluppo del linguaggio, così come in generale lo sviluppo psicomotorio, è un processo caratterizzato da una grande variabilità individuale. Significa che ogni bambino sviluppa il linguaggio secondo i propri tempi e le proprie capacità; tuttavia gli esperti delineano delle tappe di sviluppo necessarie da raggiungere per ottenere lo sviluppo comunicativo-linguistico e degli eventuali campanelli di allarme per aiutare i genitori a capire se e quando rivolgersi a un clinico.

Quali sono le tappe dello sviluppo del linguaggio?

Lo sviluppo del linguaggio inizia ben prima del vero e proprio linguaggio verbale, il bambino infatti dovrà sviluppare le capacità percettive di discriminazione e riconoscimento dei suoni. Tutto ciò viene appreso dal bambino durante le esperienze che vive, dal gioco in casa alla passeggiata, al parco giochi dove vede e imita gli altri bambini.
  • Solo dopo aver affinato le abilità percettive di ascolto, allora il bambino sperimenta la produzione vocale con i primi vocalizzi, in seguito ai quali compare la lallazione canonica (ba-ba-ba, ma-ma-ma, pa-pa-pa) che avviene all'incirca attorno ai 6 mesi di vita.
  • La lallazione poi intorno ai 9-10 mesi diventa variata, ossia il bambino inizia a ripetere sequenze di sillabe con consonanti differenti (ba-ma-ta).
  • Nel frattempo il bambino inizia a utilizzare il gesto dell’indicazione, segnalando dapprima gli oggetti vicini a lui (qua) e poi quelli lontani (là). Tale competenza sta a indicare una vera e propria intenzionalità comunicativa, che è un prerequisito fondamentale nella comunicazione. Infatti il bambino intorno ai 9-10 mesi è in grado di comprendere parole singole e anche il significato di routine gestuali come salutare, mandare un bacio.
  • È così che matura poi, intorno ai 12 mesi, la produzione verbale delle prime parole. Le prime parole di un bambino sono riferite a persone e oggetti familiari oppure attività svolte quotidianamente. Spesso non sono pronunciate correttamente perché il bambino non ha ancora acquisito alcuni fonemi della lingua.

Come si contano le parole?

È importante sapere che la parola veicola un significato, per cui se il bambino dice “a” e indica o guarda l’acqua sarà proprio acqua la parola che intende pronunciare. Lo stesso vale per tutte le parole che vengono sostituite con suoni onomatopeici “bau” per cane, “ciuf ciuf” per treno.
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Cosa può fare il genitore per insegnare nuove parole?

In ogni situazione di scambio comunicativo, che sia durante il gioco a casa oppure durante una passeggiata, è utile far tesoro di ciò che il bambino dice e riformularlo in modo corretto e più completo. Ad esempio il bambino dice “bau”, allora il genitore può rispondere “Hai visto c’è un cane, fa bau bau”.
Sono tutte esperienze che il bambino vede, sente e vive per la prima volta. È necessario che mamma e papà lo supportino nella scoperta!
Piano piano il vocabolario del bambino si arricchisce, fino ad arrivare a un periodo definito come esplosione del vocabolario intorno ai 18 mesi: un momento in cui il bambino ha uno sviluppo esponenziale del proprio vocabolario fino a raggiungere 50 parole.
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Cosa fare se il bambino ancora non comincia a parlare?

Ogni bambino ha una propria maturazione delle competenze, per cui non è giusto allarmarsi subito.
Al contempo, è giusto che vengano rispettate le tappe fisiologiche di crescita poiché sono consecutive: se non è presente un buon numero di parole, il bambino non riesce a formulare una breve frase. L’importante, quindi, è continuare a stimolare in modo attivo il bambino giocando con lui, comunicando con lui mentre si è fuori casa durante una biciclettata o una passeggiata, trovando quindi dei momenti di scambio comunicativo durante il giorno.
Se dopo alcuni mesi la situazione non cambia, il suggerimento è quello di contattare il pediatra che saprà indirizzare agli esperti per valutazioni accurate.
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Cos'è la disgrafia? Ce lo "scrive" la nostra TNPEE!

6/9/2021

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Dopo aver approfondito i prerequisiti necessari per lo sviluppo della scrittura, oggi parleremo di disgrafia, disturbo della scrittura in corsivo.

Ma cos'è la disgrafia?

Nei principali manuali diagnostici la disgrafia è sempre stata inquadrata all'interno dei disturbi dell’apprendimento, definita come difficoltà di scrittura che implica una minore velocità e correttezza dell’espressione scritta, tale da inficiare l’apprendimento scolastico e le attività di routine quotidiana. A partire dal DSM-5 non compare più all'interno dei disturbi dell’apprendimento scolastico, ma appare come segno caratteristico del disturbo dello sviluppo della coordinazione motoria.
Che lo si classifichi in un modo o in un altro, è in ogni caso un disturbo evolutivo che si manifesta come difficoltà a scrivere in modo leggibile, fluido e rispettoso delle regole della grafia.
Non è da confondere con la semplice “brutta scrittura” del bambino frettoloso e disordinato in quanto il bambino disgrafico presenta difficoltà grafo-motorie derivanti da:
  • scarso controllo visuo-motorio
  • scarsa coordinazione occhio-mano
  • spesso difficoltà visuo-percettive che non permettono di controllare il movimento di scrittura e di rispettare lo spazio grafico del quaderno.
I due parametri da considerare quando si parla di disgrafia sono dunque la velocità di scrittura e la sua leggibilità.

Come si riconosce una scrittura disgrafica?

Le caratteristiche di una scrittura disgrafica sono:
  • dimensioni eccessive o minuscole di scrittura
  • grandezza irregolare delle lettere
  • mancato rispetto dei margini del foglio
  • scrittura fluttuante rispetto alla riga
  • spazio insufficiente tra le parole
  • inclinazione eccessiva di certe lettere
  • lettere atipiche o ambigue
  • collisione tra le lettere
  • lettere eccessivamente inclinate
  • scrittura instabile, incerta o tremolante
  • eccessiva lentezza di scrittura
Inoltre i bambini disgrafici spesso manifestano dolori al polso, contrazione eccessiva dei muscoli della spalla, sudorazione eccessiva delle mani durante la scrittura, difficoltà nel copiare quanto scritto alla lavagna.
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Quando viene fatta la diagnosi?

La diagnosi viene fatta a partire dalla fine della seconda classe della scuola primaria, ma già durante il primo anno è possibile individuare i bambini a rischio nel momento in cui si osservano difficoltà di coordinazione, difficoltà nell'apprendimento della scrittura e nel rispetto dello spazio del quaderno, difficoltà nella abilità manuali e costruttive.
Nel momento in cui si colgono difficoltà nel bambino o si rilevano le caratteristiche descritte in precedenza nella modalità di scrittura del proprio figlio è importante rivolgersi a un terapista delle neuro e psicomotricità per una valutazione globale che oltre alla qualità di scrittura andrà a valutare la coordinazione globale, la manualità fine, la postura, le abilità visuo-percettive e visuo-motorie, il funzionamento esecutivo, così da stilare in seguito un programma riabilitativo “cucito ad hoc” sulle esigenze del bambino per procedere ad una rieducazione della scrittura.

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