Studio Paroliamo a Monselice | Logopedia - Psicologia - TNPEE - Osteopatia - Nutrizione
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Il blog di Paroliamo

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Ritardo del linguaggio: quando aspettare e quando richiedere una valutazione?

29/6/2026

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“Il mio bambino ha due anni e dice pochissime parole. Devo preoccuparmi?”
Questa è una delle domande che accogliamo più di frequente allo Studio Paroliamo. È naturale, come genitori, confrontare i progressi del proprio figlio con quelli dei coetanei e provare un senso di apprensione se le tappe sembrano non allinearsi.
​Se stai vivendo questa situazione, fai un respiro profondo: non sei solo ad affrontare queste fatiche e ogni dubbio è legittimo. In questo articolo, esploreremo insieme quali sono i segnali da osservare per capire se ci troviamo di fronte a un ritardo del linguaggio e quando può essere utile il supporto di un professionista.

Ogni bambino ha i propri tempi (ma l'osservazione è preziosa)

È verissimo che ogni bambino è unico e segue un percorso di sviluppo personale. Tuttavia, lo sviluppo comunicativo e linguistico attraversa delle tappe fondamentali che fungono da preziosi punti di riferimento.
Non si tratta di etichettare un bambino o di cercare a tutti i costi un problema, ma piuttosto di osservare con attenzione le sue modalità di interazione. Riconoscere precocemente una fatica comunicativa ci permette di intervenire in modo dolce, fornendo al bambino e alla famiglia le strategie migliori per supportare il suo potenziale.

I campanelli d'attenzione: cosa osservare per fasce d'età

Più che concentrarci esclusivamente sul numero di parole pronunciate, è fondamentale guardare alla comunicazione nel suo insieme: il bambino usa lo sguardo? Comprende quello che gli viene detto?
​Ecco alcuni segnali che meritano un approfondimento, suddivisi per età:

Verso i 12 mesi

  • Assenza di lallazione: il bambino non produce sillabe ripetute (es. "ba-ba-ba", "ma-ma-ma").
  • Scarsa reazione ai suoni: non si gira se chiamato per nome o non sembra reagire ai rumori ambientali.
  • Mancanza di gesti comunicativi: non usa gesti come indicare con il dito (pointing), fare "ciao" con la mano o scuotere la testa.

Tra i 18 e i 24 mesi

  • Vocabolario molto ridotto: produce meno di 10-20 parole comprensibili (anche onomatopee come "brum brum" o i versi degli animali contano come parole).
  • Fatica nella comprensione: sembra non comprendere richieste semplici e quotidiane (es. "prendi la palla", "dammi la scarpa") senza l'aiuto di gesti da parte dell'adulto.
  • Assenza di imitazione: non prova a ripetere i suoni o le paroline che sente dai genitori.

Dai 24 ai 30 mesi

  • Assenza di combinazioni: non unisce due parole per formare piccole frasi (es. "mamma palla", "voglio acqua").
  • ​Frustrazione frequente: il bambino mostra forte rabbia o frustrazione perché non riesce a farsi capire.
  • Poco interesse per il gioco simbolico: fatica a usare gli oggetti "per finta" (es. dare da bere a una bambola o usare un mattoncino come se fosse un telefono). Il gioco e il linguaggio sono infatti profondamente interconnessi nello sviluppo.
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L'importanza dell'ambiente e dell'alleanza terapeutica

Se noti uno o più di questi segnali, il consiglio non è mai quello di farsi prendere dall'ansia, ma nemmeno di adottare un approccio eccessivamente passivo del "vediamo come va, prima o poi parlerà".
L'attesa fiduciosa è utile solo se accompagnata da una stimolazione adeguata. Spesso, basta davvero poco: modificare il modo in cui ci si rivolge al bambino, abbassarsi al suo livello visivo, rallentare il ritmo della voce e trasformare i momenti di routine in occasioni di scambio comunicativo.
Quando queste piccole attenzioni quotidiane non sembrano sufficienti, entra in gioco l'équipe multidisciplinare. Lavorare insieme, logopedista, neuropsicomotricista, psicologo e, soprattutto, i genitori, permette di creare una vera e propria alleanza.

Quando fare una valutazione logopedica?

Se hai dei dubbi sullo sviluppo del tuo bambino, richiedere una valutazione non significa "medicalizzare" la situazione. Al contrario, significa ritagliarsi uno spazio di ascolto qualificato.
Durante una valutazione, il professionista non si limiterà a testare il bambino, ma giocherà con lui, lo osserverà nel suo ambiente naturale (il gioco) e ascolterà la tua storia di genitore. Se necessario, verrà proposto un percorso personalizzato che ha come primo obiettivo il benessere del bambino e la serenità della famiglia, per accompagnare entrambi verso nuove conquiste.
Una consulenza dedicata al nostro Servizio di Logopedia può aiutarti a fare chiarezza e a comprendere meglio lo sviluppo comunicativo del tuo bambino. Contattaci per parlarne insieme: siamo qui per ascoltarti.
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Estate con Paroliamo: il Doposcuola Specializzato non va in vacanza

10/6/2026

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 Con l’arrivo della bella stagione e la fine dell’anno scolastico, per molte famiglie inizia la consueta corsa contro il tempo per organizzare il riposo e, al contempo, gestire gli impegni accademici. Tuttavia, per gli studenti, in particolare per quelli con BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), il periodo estivo può rappresentare una sfida complessa.
​Per rispondere a queste esigenze, Paroliamo ha deciso di non andare in vacanza, confermando la piena operatività del suo Doposcuola Specializzato a Monselice anche durante i mesi estivi.

Doposcuola a Monselice: un supporto mirato per ogni esigenza

L’obiettivo di Paroliamo è chiaro: trasformare il tempo estivo da fonte di ansia a occasione di crescita. Senza la pressione costante del voto quotidiano, l’estate diventa il momento ideale per consolidare le competenze acquisite e affrontare le difficoltà con un approccio più sereno e disteso.
Sotto la guida esperta delle nostre specialiste Laura, Alice e Greta, lo studio di Monselice propone percorsi personalizzati dedicati a ragazzi dai 7 ai 18 anni, strutturati su tre pilastri fondamentali:
  • Preparazione esami: Un supporto mirato per affrontare le prove della terza media o l’esame di maturità, focalizzandosi non solo sui contenuti, ma sull'acquisizione di un metodo di studio solido che aumenti la fiducia in se stessi.
  • Recupero materie: Un percorso pensato per colmare le lacune maturate durante l'anno, permettendo agli studenti di arrivare all'inizio del nuovo anno scolastico con le basi necessarie per ripartire con il piede giusto.
  • Gestione dei compiti estivi: Un programma organizzato per smaltire gradualmente il carico di lavoro assegnato, evitando così la frenetica corsa dell'ultima settimana di agosto e garantendo ai ragazzi la possibilità di godersi le vacanze in totale relax.
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Non lasciate che i libri diventino un peso

La filosofia di Paroliamo è quella di evitare che lo studio diventi un peso sotto l'ombrellone. Attraverso un accompagnamento professionale e attento, l'estate può trasformarsi in un tempo di qualità, dove imparare diventa più semplice e gratificante.
Le specialiste di Paroliamo sono pronte ad accogliere bambini e ragazzi per costruire insieme un percorso su misura.
​Scopri il servizio e prenota i tuoi spazi: Per maggiori informazioni o per fissare un incontro, è possibile visitare la pagina dedicata al servizio al seguente link: Doposcuola Specializzato a Monselice
Chiedi informazioni sul doposcuola
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Le tappe dello sviluppo infantile: un ciclo di incontri gratuiti per neo genitori a Monselice

18/5/2026

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Crescere un figlio nei primi tre anni di vita è un'avventura straordinaria, ricca di emozioni ma anche di naturali interrogativi. Per offrire una bussola sicura e risposte concrete alle mamme e ai papà, nasce il progetto "Edu.Co 0-3 – Life Skills per neo genitori". All'interno di questa cornice istituzionale, le professioniste dello Studio Paroliamo di Monselice condurranno un ciclo di consulenze di gruppo intitolato "Insieme per saperne di più sulle tappe di sviluppo dei bambini". Si tratta di un'iniziativa preziosa e totalmente gratuita, volta a promuovere il benessere familiare e a potenziare le competenze genitoriali nella cura quotidiana dei più piccoli.

Cos'è il Progetto Edu.Co 0-3: una comunità educante per il supporto alla genitorialità e la parità di genere

Il progetto “Edu.Co 0-3, life skills per neo genitori” nasce come un intervento strutturato di supporto alla genitorialità nella cura di bambini e bambine nei primi tre anni di vita, inserito nella cornice della DGRV 115/2024 “1000 giorni di noi”. Finanziata all’interno del Programma Operativo FSE+ 2021-2027 (DGR. 588/25 "50&50 – Donne e uomini verso un futuro alla pari"), l'iniziativa vede come capofila Irecoop Veneto, con Fondazione IREA ETS in qualità di partner operativo. Il nome stesso del progetto unisce le iniziali di EDU.cazione/EDU.cante e CO.munità/CO.ntesto, con l'obiettivo di valorizzare la rete territoriale e accompagnare mamme e papà nella consapevolezza che "genitori si diventa".
Questo percorso intende dare continuità e solidità ai risultati già ottenuti con la precedente iniziativa P.A.R.I., che ha coinvolto oltre 20.000 persone. Oggi più che mai, l'intervento si rivela necessario: i dati del 2024 mostrano infatti che in Veneto il tasso di occupazione femminile (62,3%) è ancora distante da quello maschile (78%), con un divario retributivo che supera spesso i venti punti percentuali. Contrastare questa disparità e sostenere la conciliazione famiglia-lavoro non è solo una risposta ai bisogni individuali, ma un investimento per l'intera società.

Gli obiettivi di Edu.Co nei primi 1000 giorni di vita dei bambini

​Attivo da settembre 2024 a settembre 2026 nei 43 Comuni dei mandamenti di Este, Montagnana, Monselice e Conselve, il progetto si rivolge a famiglie, pediatri, educatori e psicologi per valorizzare i primi 1000 giorni di vita, che vanno dal concepimento al terzo compleanno. Questo periodo rappresenta una finestra di opportunità unica per garantire uno sviluppo cognitivo, fisico ed emotivo ottimale.

Lo sviluppo motorio, cognitivo e relazionale nei primi tre anni

Dal punto di vista della neuropsicomotricità e della psicologia dello sviluppo, i primi 36 mesi di vita sono caratterizzati da una straordinaria plasticità cerebrale. Durante gli incontri guidati dalle specialiste, verranno analizzate nel dettaglio le modalità con cui il bambino impara a conoscere lo spazio e il proprio corpo: dal controllo del capo alla posizione seduta, fino al gattonamento e ai primi passi. Ciascuna di queste tappe motorie non è un semplice traguardo fisico, ma si lega strettamente allo sviluppo cognitivo e psicologico. Comprendere l'evoluzione del gioco, l'emergere della curiosità e i meccanismi di autoregolazione emotiva permette ai genitori di creare un ambiente domestico stimolante e protetto, imparando a rispettare i tempi biologici e affettivi specifici di ogni singolo bambino.
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L'evoluzione del linguaggio e della comunicazione: l'approccio logopedico

Un focus centrale delle consulenze di gruppo sarà dedicato alla comunicazione e alla nascita del linguaggio, ambiti in cui le figure della logopedista e della psicologa collaborano sinergicamente. Verrà esplorato il viaggio comunicativo nello sviluppo linguistico, che va dai primi sguardi e sorrisi sociali alla lallazione, fino alla comparsa delle prime parole e alla strutturazione delle frasi complete. I genitori apprenderanno l'importanza delle routine quotidiane e della lettura condivisa come facilitatori linguistici naturali. L'obiettivo è fornire strumenti pratici per decodificare correttamente i segnali verbali e non verbali del neonato, aiutando le famiglie a riconoscere i passaggi chiave della crescita e a favorire un'interazione relazionale ricca, sintonizzata e priva di ansie.

Programma degli incontri

Mercoledì 27/05 - Parliamoci chiaro!
Comprendere le tappe dello sviluppo linguistico permette ai genitori di monitorare con
consapevolezza la crescita comunicativa del bambino. Partecipare a questo incontro offre strumenti
utili per favorire l’interazione precoce e distinguere le naturali variabilità individuali dai segnali che
richiedono attenzione, promuovendo un ambiente stimolante e sereno per il linguaggio.
A cura della dr.ssa Irene Pavanello
Mercoledì 10/06 - La bocca in crescita: viaggio nelle funzioni orali
L'incontro approfondisce l'evoluzione delle funzioni orali nel primo triennio, fondamentali per una
corretta masticazione, deglutizione e futura articolazione verbale. Conoscere queste tappe consente
ai genitori di promuovere uno sviluppo fisiologico armonico, prevenendo abitudini viziate e
garantendo il benessere delle strutture oro-facciali del bambino sin dai primi mesi.
A cura della dr.ssa Carolina Rossi
Mercoledì 17/06 - Mi piaci se ti muovi!
L'incontro approfondisce come il gioco rappresenti il principale strumento per promuovere le abilità
motorie nel primo triennio. Verranno fornite strategie pratiche per trasformare l'attività ludica in
un'opportunità di crescita, favorendo la coordinazione e la sicurezza del bambino attraverso un
ambiente stimolante e proposte di gioco mirate.
A cura della dr.ssa Luisa Ferrato

Info, calendario e modalità di iscrizione agli incontri di Monselice

Il ciclo di consulenze di gruppo (gratuito ma a numero chiuso) si terrà presso l'Asilo Nido "Papa Giovanni II" in Via Carrubbio 111a a Monselice (PD).

Gli appuntamenti in calendario sono programmati per i giorni 27 Maggio 2026, 10 Giugno 2026 e 17 Giugno 2026, sempre nella fascia oraria 17.30 - 19.30.

L'iniziativa, come parte del progetto per l'Ambito Territoriale Sociale Ven 17 Este gestito da Fondazione IREA ETS, è aperta a tutti i genitori e professionisti del territorio. Per scoprire il programma completo e riservare il proprio posto, è necessario compilare il modulo di iscrizione online scansionando il QR code presente sulla locandina ufficiale o cliccando direttamente sul seguente link: https://forms.gle/rRcsFzFh4GDTSStt7
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Il gioco come motore dello sviluppo: un evento da non perdere a Stanghella

23/4/2026

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Gioco educativo crescita bambino
Il gioco non è solo un passatempo, ma il linguaggio naturale attraverso cui i bambini esplorano il mondo, mettono alla prova le proprie abilità e costruiscono le basi del proprio futuro. Comprendere come supportare attivamente questo processo è fondamentale per chiunque si occupi di infanzia.
Proprio per questo, siamo felici di annunciare l'evento "Il gioco per la crescita!", un incontro formativo dedicato a esplorare il legame profondo tra attività ludica e tappe evolutive.

L'importanza del gioco nello sviluppo infantile

Il gioco ricopre un ruolo centrale nello sviluppo cognitivo, motorio e comunicativo. Attraverso "pillole" pratiche e approfondimenti teorici, analizzeremo come semplici gesti quotidiani possano trasformarsi in potenti strumenti di stimolazione. Durante l'incontro, verranno forniti consigli concreti per trasformare il tempo passato insieme in un'occasione di crescita armoniosa. Alcuni consigli li potete già trovare nei "Giochi di Paroliamo", una sezione del nostro sito interamente dedicata ai giochi per i più piccoli!

Un approccio multidisciplinare: Logopedia e Neuropsicomotricità

La forza di questo evento risiede nel dialogo tra diverse figure professionali. Interverranno infatti:
  • Dott.ssa Carolina Rossi (Logopedista): per approfondire come il gioco stimoli il linguaggio, l'interazione sociale e le abilità comunicative.
  • Dott.ssa Luisa Ferrato (Neuropsicomotricista): per illustrare l'importanza del movimento, della coordinazione e della percezione corporea nello sviluppo psicomotorio.
Entrambe le professioniste operano presso lo Studio Paroliamo di Monselice, portando la loro esperienza clinica al servizio della prevenzione e dell'educazione.

A chi è rivolto l'incontro?

L’evento è pensato per creare una rete di supporto attorno al bambino. I principali destinatari sono:
  • Genitori: i primi e più importanti attori nel processo evolutivo dei figli.
  • Educatori: che collaborano quotidianamente alla crescita e al benessere dei più piccoli.
L'obiettivo è fornire strumenti utili e rispondere a dubbi comuni, promuovendo una cultura dell'infanzia basata sull'ascolto e sul supporto attivo.

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Dettagli dell'evento e come partecipare

L'incontro si terrà in un ambiente accogliente e dedicato ai più piccoli, ideale per discutere di tematiche educative.
  • Data: Mercoledì 29 Aprile 2026
  • Orario: Dalle ore 18:00 alle ore 19:30
  • Luogo: Micronido "Piccolo Mondo", via G. Mazzini 17, località Pisana - Stanghella (PD).
Info e prenotazioni: la partecipazione richiede la prenotazione. Per riservare il tuo posto o richiedere ulteriori informazioni, puoi contattare il numero: 📞 389 907 0570
Ti aspettiamo per scoprire insieme come il gioco possa davvero fare la differenza nella crescita dei nostri bambini!
CHIAMA ORA PER PRENOTARE!
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Oltre la diagnosi: il ruolo dello psicologo nel supporto a lungo termine per i DSA

26/3/2026

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​Ricevere una diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) viene spesso considerato il punto d'arrivo, ma molto spesso è in realtà il punto di partenza di un percorso per i bambini o ragazzi con DSA. Se la fase diagnostica è fondamentale, è la presa in carico nel lungo periodo a determinare il loro successo scolastico e benessere emotivo. È qui che entra in gioco la figura dello Psicologo specializzato in DSA.

Dove interviene lo psicologo? Strategie e autonomia

​Mentre altre figure si concentrano sul recupero della funzione (leggere meglio, scrivere correttamente), lo psicologo sposta il focus sull'individuo che apprende. L’obiettivo è sfruttare al meglio il potenziale dei ragazzi per raggiungere l’autonomia, attraverso:
  1. Il metodo di studio personalizzato: lo psicologo personalizza il metodo di studio su misura del ragazzo con DSA in base ai punti di forza individuali, usando tecniche e strumenti come la metacognizione (far a riflettere sul proprio modo di imparare, individuando quali strategie funzionano e perché) e l’uso del planning settimanale (per organizzare e pianificare il proprio tempo in funzione dello studio, creando maggior consapevolezza di quanto tempo necessitano le varie attività).
  2. Strumenti compensativi: l’uso di sintesi vocale, mappe concettuali o calcolatrici non è “imbrogliare”, ma un diritto. Lo psicologo accompagna il ragazzo nell'apprendimento dell’uso di questi strumenti, di modo che possano diventare un mezzo per l'autonomia.

​Perché scegliere lo psicologo in fase di potenziamento e compensazione?

Ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione che possono indirizzare verso uno psicologo per il supporto ad un bambino o ragazzo con DSA: 
  1. L'aspetto emotivo-motivazionale: un bambino con DSA sperimenta quotidianamente la frustrazione di non riuscire in compiti che per i pari sono banali. Questo può portare a impotenza appresa, ansia scolastica e, nei casi più gravi, abbandono o depressione. Lo psicologo è l’unico professionista formato per integrare il potenziamento degli apprendimenti con la tutela della salute mentale. 
  2. ​Una presa in carico globale: scegliere uno psicologo per il percorso post-diagnostico significa investire sulla persona nella sua interezza. Non si tratta solo di finire i compiti per il giorno dopo, ma di costruire una base solida affinché il ragazzo possa affrontare tutte le sfide future con la consapevolezza di esserne capace.
  3. Gli aspetti cognitivi: lo psicologo ha delle competenze specifiche per quanto riguarda i processi cognitivi e può guidare il paziente alla luce delle proprie conoscenze, personalizzando il percorso al meglio e usando strumenti e tecniche specifici (ad esempio la metacognizione). In un nostro articolo, ad esempio, abbiamo parlato del perché il doposcuola specializzato è la naturale evoluzione dei percorsi di potenziamento per i DSA.
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Il gioco simbolico: perché "far finta" è fondamentale per la crescita

23/2/2026

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Bambino e bambina giocano al far finta con castello di cartone, spada e corona: esempio di gioco simbolico per lo sviluppo dell'autostima e della fantasia
Ti è mai capitato di vedere il tuo bambino parlare animatamente con un telecomando come se fosse un telefono, trasformare un semplice bastone in una potente spada magica, utilizzare una stoffa come se fosse un mantello o una gonna? Oppure di fingere di essere te, la maestra, il dottore o qualcun altro? Queste scene, tanto comuni quanto affascinanti, segnano l’inizio del gioco simbolico, meglio conosciuto come il gioco del “far finta”.
Si tratta di una tappa fondamentale della crescita che di solito si sviluppa a partire dai 18-24 mesi, quando il bambino smette di usare gli oggetti solo per la loro funzione reale ed inizia a trasformarli, separando l’oggetto dal suo significato per creare nuovi mondi; oppure inizia ad impersonificare ruoli che vive nella sua quotidianità.
Ma perché questo gioco è così cruciale per lo sviluppo? Non è solo divertimento: dietro ogni "facciamo che io ero..." si nasconde un complesso lavoro di astrazione, l’arricchimento del linguaggio e una palestra per gestire emozioni e paure. In questo articolo esploreremo i temi più cari ai bambini e capiremo come questo gioco getti le basi per la loro crescita futura.

Perché il gioco simbolico è fondamentale: linguaggio, astrazione ed empatia

L’accesso al gioco simbolico è fondamentale per la crescita del bambino. Innanzitutto è importante in quanto favorisce la capacità di astrazione, separando l’oggetto reale dal suo significato trasformandolo in qualcosa di nuovo; ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo del linguaggio perché mentre il bambino “fa finta”, assegna nomi ai personaggi, inventa storie, crea dialoghi, ecc. arricchendo così sia il suo vocabolario che la struttura della frase; lo aiuta a gestire emozioni e paure in quanto attraverso il gioco il bambino può rielaborare la situazione vissuta ed averne il controllo trasformandola in un’azione attiva e rassicurante e, allo stesso tempo, stimola l’empatia perché interpretando un ruolo si mette nel panni degli altri.

8 temi comuni usati dai bambini nel gioco simbolico

Vediamo ora quali sono alcuni dei temi più comunemente usati dai bambini nel gioco simbolico.
  1. Case, nascondigli, rifugi: qualunque oggetto contenitore può diventare una casa, un nascondiglio o un rifugio; un luogo sicuro per separare l’interno dall’esterno, dov’è il bambino stesso a decidere chi far entrare e chi no, decidendo in modo metaforico chi far entrare nel suo mondo.
  2. La famiglia, la scuola: con queste tematiche il bambino riporta azioni che vive quotidianamente e nelle quali riveste un ruolo specifico a seconda della relazione e del vissuto che vuole rivivere. Ecco allora che diventa neonato se ricerca la regressione rassicurante fatta di accudimento e coccole, diventa genitore se vuole sperimentare il potere di decidere e dare regole ma anche il prendersi cura dell’altro, diventa maestra che insegna agli altri consolidando così ciò che ha imparato, ecc.
  3. Il dottore/il dentista: è un modo per esorcizzare la paura di andare dal medico/dentista, prendersi cura dell’altro e favorire la consapevolezza e la conoscenza del corpo.
  4. Gli animali: permettono di sperimentare schemi motori diversi, giocare con la voce a riprodurre i diversi versi, potersi dimostrare forti oppure più indifesi e bisognosi di cure.
  5. Lupi, mostri e fantasmi: è un modo per rielaborare alcune delle tipiche paure infantili ed allenare il coraggio.
  6. Supereroi, fate e principesse: sono ruoli che aumentano la propria autostima creando un sé ideale, che protegge, difende e salva gli altri.
  7. Guerre e battaglie: al contrario di quanto si possa pensare non sono indice di aggressività, ma costruire armi e combattere serve al bambino per sentirsi forte e potente, per potersi sfogare, per far vincere il bene sul male (basti pensare che nei loro combattimenti i bambini lottano sempre contro “i cattivi”).
  8. Mezzi di trasporto: oltre a riprodurre scene di vita quotidiana, promuovono l’autonomia, è il bambino stesso a decidere dove andare e con che mezzo andarci, se fermarsi dov’è o allontanarsi.
Esempio di gioco simbolico: bambina che gioca al dottore con un peluche per sviluppare empatia e linguaggio

Alcuni consigli per favorire il gioco simbolico a casa

Spesso viene richiesto al TNPEE (Neuropsicomotricista dell'età evolutiva) come fare per favorire il gioco simbolico a casa. Ecco alcuni consigli dalle nostre specialiste:
  • proponi al bambino materiali non strutturati quali tubi di cartone, stoffe, cuscini, bastoncini, ecc.
  • lascia che il sia il bambino a scegliere i ruoli di ogni partecipante al gioco;
  • non limitare la sua fantasia, ma accoglila aiutandolo a farla evolvere.

Sostieni la fantasia e osserva con cura: quando consultare uno specialista

In definitiva, il gioco simbolico è il linguaggio attraverso cui i bambini imparano a stare al mondo, esplorando l'autonomia, l'empatia e il coraggio. Che si tratti di difendere un castello come un supereroe o di preparare una cena immaginaria in un rifugio sicuro, ogni azione simbolica contribuisce a costruire l'identità e la sicurezza del bambino.
Tuttavia, è importante osservare con cura come evolve questo gioco: se verso i tre anni appare ancora statico e ripetitivo (esempio: il bambino muove le macchinine avanti e indietro senza uno scopo), mancano l’imitazione o la condivisione dell’idea di gioco, può essere utile rivolgersi ad un TNPEE (neuropsicomotricista).
Il TNPEE, partendo dall’iniziativa spontanea del bambino, lo aiuta a dare un senso ad ogni sua azione, ad ampliare le cornici di gioco e a farle evolvere sul piano simbolico, trasformando ogni azione in un’occasione di piacere condiviso e crescita evolutiva.
Sostenere il "far finta" oggi significa dare ai bambini gli strumenti per comprendere la realtà di domani.
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Celiachia e abilità cognitive: che relazione c'è?

13/1/2026

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La celiachia è una malattia autoimmune cronica che interessa l’intestino tenue ed è scatenata dall’ingestione di glutine in persone geneticamente predisposte. Secondo la definizione dell’Istituto Superiore della Sanità (Epicentro, 2023), si tratta di un’enteropatia infiammatoria che, se non trattata, può avere conseguenze che vanno ben oltre l’apparato digerente.
​In Italia la prevalenza stimata è intorno all’1% della popolazione. Attualmente si contano circa 265.000 persone con diagnosi, ma si stima che altre 400.000 non sappiano ancora di essere celiache, per un totale di circa 600.000 casi. La diagnosi riguarda soprattutto le donne (70% dei casi), con un rapporto di circa 2:1 rispetto agli uomini. La fascia d’età maggiormente interessata è quella tra i 18 e i 59 anni, mentre le diagnosi in età evolutiva risultano meno frequenti.

Oltre l'intestino: impatto psicologico e sociale

Essendo una patologia cronica, la celiachia non influisce solo sulla salute fisica, ma ha un impatto significativo anche sul benessere psicologico e sulla qualità della vita. Tra i sintomi extra-intestinali più comuni troviamo:
  • astenia e affaticamento persistente
  • cefalea
  • dolori ossei
  • dermatiti
  • infezioni ricorrenti
  • infertilità
Dal punto di vista psicologico, numerosi studi evidenziano un aumento del rischio di depressione (circa +1,8 deviazioni standard rispetto alla popolazione generale) e di ansia sociale, spesso legata all’imbarazzo per i sintomi intestinali o alle difficoltà nella gestione dei pasti fuori casa.
Anche la famiglia può risentirne profondamente: i familiari possono sperimentare sentimenti di colpa, frustrazione e preoccupazione, soprattutto nelle fasi immediatamente successive alla diagnosi.

Celiachia e funzioni cognitive: cosa dice la ricerca?

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha messo in luce una possibile associazione tra celiachia e difficoltà cognitive, in particolare per quanto riguarda memoria e attenzione.
Queste difficoltà sembrano emergere soprattutto nei soggetti diagnosticati recentemente in età evolutiva con una aderenza non ottimale alla dieta priva di glutine.
In questi casi possono comparire problemi attentivi e mnemonici anche significativi. La buona notizia è che tali difficoltà possono ridursi parzialmente grazie a:
  • una dieta rigorosamente gluten-free
  • un training cognitivo mirato, pensato sulle specifiche esigenze della persona.

L’importanza dell’età alla diagnosi

L’aderenza alla dieta senza glutine è fondamentale, ma non sempre facile. Molto dipende dal momento del ciclo di vita in cui arriva la diagnosi.
Durante l’infanzia, la dieta viene generalmente integrata più facilmente nella routine quotidiana.
In età scolare e adolescenziale, invece, le difficoltà aumentano: il ragazzo può vivere sentimenti di esclusione, rifiuto o negazione della malattia, con possibili ripercussioni emotive, comportamentali, sull’autostima e sul senso di identità.

Il ruolo della famiglia e del supporto psicologico

A livello familiare è fondamentale responsabilizzare gradualmente il bambino o l’adolescente celiaco, evitando un’eccessiva dipendenza dai caregiver. Favorire l’autonomia nella gestione della dieta, utilizzare rinforzi positivi e prestare attenzione alla sfera emotiva sono passaggi chiave.
In molti casi, un supporto psicologico e un percorso individualizzato di potenziamento delle abilità cognitive possono rappresentare un valido aiuto per affrontare al meglio il periodo successivo alla diagnosi e promuovere un benessere globale, non solo fisico

Bibliografia
  • Prevenzione e intervento psicologico nelle malattie croniche (corso FAD)
  • Hu, W. T., Murray, J. A., Greenaway, M. C., Parisi, J. E., & Josephs, K. A. (2006). Cognitive impairment and celiac disease. Archives of neurology, 63(10), 1440-1446.
  • Yelland, G. W. (2017). Gluten‐induced cognitive impairment (“brain fog”) in coeliac disease. Journal of gastroenterology and hepatology, 32, 90-93.
  • Abenavoli, L. (2010). Brain hypoperfusion and neurological symptoms in celiac disease. Movement Disorders, 25(6), 799-800.
  • Hadi, K., Najimi, N., Luyat, M., Chigr, F., & Alaoui, A. M. (2025). Neuropsychology and celiac disease: Analysis of neuro-cognitive impacts in children. Neuroscience, 580, 26-27.
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Quando rivolgersi ad un neuropsicomotricista (TNPEE)?

19/11/2025

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Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (abbreviato TNPEE o neuropsicomotricista) è l’unico professionista sanitario specializzato esclusivamente per l’età pediatrica (0-18 anni), la cui definizione tecnica e qualifica professionale è definita dal Decreto Ministeriale Sanità del 17 Gennaio 1997, N. 56.

Cosa fa un neuropsicomotricista (TNPEE)?

Un neuropsicomotricista lavora sia in ambito educativo-preventivo che abilitativo-riabilitativo in strutture pubbliche e private.
In 
ambito educativo-preventivo si rivolge a qualsiasi bambino, anche in assenza di difficoltà, al fine di promuovere uno sviluppo armonico che va a coinvolgere tutte le aree:
  • affettivo-relazionale,
  • motoria,
  • comunicativa,
  • cognitiva.
In ambito riabilitativo si occupa dell’abilitazione e riabilitazione dei disturbi dello sviluppo (ritardi psicomotori e cognitivi, disturbi dell’attenzione, aggressività, inibizione, iperattività), del disturbo dello spettro autistico, dei disturbi della regolazione emotivo-comportamentale, di difficoltà motorie (disprassia, impaccio motorio, mal destrezza), di disturbi sensoriali, di patologie neuromotorie (paralisi cerebrali infantili, distrofie, miopatie, ecc.), di sindromi genetiche, di difficoltà nella consapevolezza e rappresentazione dello schema corporeo e dell’organizzazione spazio-temporale, di disgrafia (un disturbo specifico dell’apprendimento) e di difficoltà grafiche e grafo-motorie.
Inoltre il TNPEE collabora con altri medici e professionisti sanitari (neuropsichiatra infantile, psicologa, pediatra, logopedista, ecc.) in equipe multidisciplinare per definire il profilo di sviluppo e il percorso terapeutico adatto ad ogni bambino; fornisce supporto indiritto alla famiglia condividendo costantemente il progetto riabilitativo e fornendo indicazioni da applicare nella vita quotidiana; collabora con la scuola in favore dell’integrazione scolastica.

Quando rivolgersi ad un neuropsicomotricista?

Una famiglia dunque quando dovrebbe rivolgersi ad uno neuropsicomotricista per una valutazione per il proprio figlio e per avviare in seguito un percorso?
Come spiegato sopra gli ambiti di intervento del TNPEE sono veramente tanti, proviamo quindi ad analizzare le difficoltà nelle varie aree che potrebbero accendere qualche campanello d’allarme e richiedere una consulenza per un approfondimento.
Area affettivo relazionale, problemi di comportamento e di regolazione emotiva:
  • difficoltà in contesti sociali o di fronte alle nuove situazioni;
  • difficoltà nel mantenere il contatto oculare;
  • inibizione e difficoltà di interazione sociale con i pari (sia comunicative che di gioco) con tendenza all’isolamento;
  • difficoltà nell’espressione e comunicazione delle proprie emozioni, o viceversa manifestazione esagerata delle stesse con scoppi d’ira immotivati e fatica nella gestione della frustrazione;
  • scarsa tolleranza e rispetto delle regole;
  • rigidità, scarsa tolleranza alle variazioni;
  • iperattività e difficoltà di inibizione degli impulsi;
  • anomalie nel gioco quali tendenza alla ripetitività, all’ordine maniacale degli oggetti (tutti in fila, uno sopra all’altro, ecc.), scarsa evoluzione sul piano simbolico, senza il coinvolgimento degli altri, ecc.
Area motoria:
  • ritardo nell’acquisizione delle tappe motorie (controllo del capo, rotolamento, posizione seduta, cammino, salto, ecc.);
  • osservazione di ipotono (riduzione del tono muscolare) o ipertono (eccessivo tono muscolare);
  • cammino sulle punte;
  • difficoltà di equilibrio;
  • impaccio motorio e mal destrezza;
  • difficoltà nelle prassie e autonomie quotidiane (vestirsi/svestirsi, mettere le scarpe, utilizzare le posate, aprire una porta, ecc.);
  • difficoltà nella motricità fine (utilizzare entrambe le mani contemporaneamente, utilizzare materiali di precisione quali forbici e matite, infilare perline, ecc.);
  • difficoltà nel riconoscimento dello schema corporeo e problemi di lateralizzazione.
Area comunicativa:
  • assenza dei gesti comunicativi come indicare e salutare;
  • nessuna risposta al nome o a stimoli sonori di richiamo;
  • chiusura relazionale oppure aggressività con i pari di fronte a difficoltà linguistiche (ritardi o disturbi del linguaggio) che impediscono al bambino una comunicazione efficace.
Area cognitiva e degli apprendimenti:
  • difficoltà nelle funzioni esecutive (attenzione, memoria, inibizione, pianificazione, problem solving, ecc.);
  • difficoltà grafiche e grafo-motorie (errata prensione dello strumento grafico, incapacità di gestione dello spazio grafico, difficoltà nella copia, ecc.);
  • scrittura illeggibile (possibile disgrafia) o anomala (grandezza eccessiva o minuscola, lettere atipiche, ecc.);
  • difficoltà visuo-percettive (distinguere dimensioni, forme e colori, distinguere la posizione di un oggetto nello spazio, ecc.);
  • difficoltà nell’organizzazione spazio-temporale;
  • difficoltà di conteggio, di riconoscimento dei numeri e nella abilità logico-matematiche di base.
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Non sottovalutare i segnali, agisci tempestivamente!

Come si può capire è importante non sottovalutare alcuni segnali o pensare che con il tempo si risolveranno spontaneamente, ma agire tempestivamente per cogliere sul nascere alcune difficoltà che potrebbero influire sul benessere e lo sviluppo globale del bambino. L’attivazione di un intervento di neuro e psicomotricità può contribuire a migliorare la qualità di vita del soggetto e della famiglia, favorendo il loro benessere emotivo, sociale e motorio.
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La balbuzie: come comprendere il disturbo per migliorare la comunicazione

24/10/2025

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La balbuzie, o anche Disturbo della fluenza ad esordio infantile (DSM-5-TR), è un disturbo della comunicazione verbale caratterizzato da alterazioni del ritmo della parola, dette disfluenze.
Attenzione però perché le disfluenze, ossia prolungamenti o ripetizioni del linguaggio orale, non sono sempre indici di balbuzie. Capita spesso che il bambino di età inferiore ai 4 anni, che sta sviluppando il suo linguaggio, possa presentare nel suo discorso esitazioni, prolungamenti di sillabe o di suoni, ripetizione di parole intere. Circa il 10% dei bambini di quest’età può presentare tali sintomi, che poi si risolvono spontaneamente nell’arco dei mesi successivi imparando a pianificare la produzione verbale orale.
La distinzione netta tra le disfluenze del balbuziente dalle normali disfluenze del non balbuziente sta in un insieme di caratteristiche legate alla frequenza, alla collocazione e alla durata della disfluenza. Ad esempio, le ripetizioni e i prolungamenti di parti di parola sono molto più frequenti delle pause e delle revisioni di frase nel balbuziente. Inoltre il bambino con balbuzie balbetta più spesso all'inizio della frase e la durata di ripetizioni e prolungamenti è superiore alle due volte per ciascuna unità (es. "pa-pa-pa-parola" invece di "pa-parola").
La balbuzie è quindi un disturbo della fluenza del linguaggio che si manifesta con interruzioni involontarie del ritmo del parlato come ripetizioni, prolungamenti o blocchi dei suoni. Nonostante possa avere un impatto importante sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali, oggi sappiamo molto di più su come gestirla e affrontarla efficacemente.

Cos'è le balbuzie?

La balbuzie è un disturbo complesso che coinvolge aspetti linguistici, motori, emotivi e sociali. Si manifesta inizialmente in genere tra i 2 e i 6 anni, durante lo sviluppo del linguaggio e può avere un’evoluzione diversa da persona a persona. La frequenza della balbuzie varia dal 5% all’8%, con una maggiore probabilità nei maschi rispetto alle femmine, che varia a seconda dell’età.

Principali tipologie di balbuzie

  1. Balbuzie tonica
    È caratterizzata da blocchi improvvisi all’inizio o nel corso di una parola. La persona “si blocca” e non riesce a far uscire il suono, nonostante lo sforzo.
  2. Balbuzie clonica
    Si manifesta con ripetizioni rapide e involontarie di suoni, sillabe o parole (es. “ma-ma-ma-mamma”). È la forma più comune e spesso la più evidente.
  3. Balbuzie mista
    Combina elementi della forma tonica e clonica, con blocchi e ripetizioni alternati.
  4. Balbuzie situazionale o psicogena
    Non ha origine motoria, ma compare in particolari situazioni emotive o sociali (ansia, stress, paura del giudizio). Può comparire anche in età adulta.

Quali sono le cause della balbuzie?

Le cause della balbuzie sono multifattoriali. Tra i principali fattori riconosciuti:
  • Genetici: la predisposizione familiare è frequente;
  • Neurofisiologici: differenze nell’attività cerebrale legata alla produzione del linguaggio;
  • Linguistici e ambientali: velocità di linguaggio, stimolazione precoce, reazioni dei genitori;
  • Emotivi e psicologici: ansia e insicurezza possono amplificare il disturbo, ma non ne sono la causa primaria.

Come fare la diagnosi di balbuzie?

Essendo un disturbo che coinvolge diversi aspetti della persona – dalla sfera linguistica, a quella motoria, a quella emotivo-relazionale – la diagnosi verrà fatta da diversi specialisti ognuno secondo la propria competenza: neuropsichiatra infantile, logopedista, psicologo.
Importante è individuare e riconoscere precocemente il disturbo, così da agire tempestivamente. È consigliata perciò la consultazione di un centro specializzato per la valutazione e il trattamento dei disturbi della comunicazione verbale per aiutare a inquadrare e affrontare tale difficoltà che non va sottovalutata, in quanto può condizionare fortemente la vita quotidiana e il funzionamento scolastico del bambino.
Chi balbetta spesso prova frustrazione, vergogna o paura del giudizio. Questo può portare a evitare di parlare con altre persone (coetanei o adulti), in contesti sociali (a scuola, a una festa di compleanno), al telefono. Tuttavia, con il giusto supporto, è possibile migliorare in modo significativo la qualità della comunicazione e delle relazioni interpersonali. 
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Consigli pratici per genitori di figli con balbuzie

  • Ascoltare, senza completare le parole o interrompere;
  • Non anticipare il suo pensiero, lasciare esprimere tutto ciò che vuole dire;
  • Mantenere il contatto visivo mostrando interesse, non imbarazzo;
  • Dare tempo e spazio, rispettando il turno comunicativo;
  • Ridurre il numero di domande, preferire commenti rispetto a ciò che è stato detto in modo da favorire la produzione orale del bambino stesso;
  • Evitare di dire “rilassati”, “parla piano”, “prendi un respiro”, perché può aumentare la tensione;
  • Favorire un ambiente accogliente, dove la persona si senta ascoltata.
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Comprendere e affrontare i traumi con l'EMDR

28/9/2025

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Viviamo in un’epoca in cui il benessere psicologico è sempre più riconosciuto come parte integrante della salute generale. Tuttavia, eventi dolorosi o traumatici come ad esempio un lutto, un incidente, un’esperienza medica difficile o situazioni di stress prolungato, possono lasciare un segno profondo. In alcuni casi, quei ricordi rimangono “bloccati” nella memoria, continuando a influenzare il presente anche a distanza di anni. 
Proprio per rispondere a questa necessità, negli ultimi decenni si è affermata una tecnica innovativa di sostegno psicologico e validata scientificamente: l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), in italiano “Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari”. 

Cos'è l'EMDR?

L'EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una psicoterapia focalizzata sul trauma che utilizza la stimolazione bilaterale ritmica (come movimenti oculari, tapping o suoni alternati) per aiutare il cervello a rielaborare e "digerire" i ricordi disturbanti legati a traumi o stress. Questo processo desensibilizza il ricordo, riducendone il potere emotivo, e lo integra in modo più adattivo, alleviando il disagio psicologico. È un trattamento riconosciuto dall'OMS per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e si è dimostrato efficace anche per altri problemi d'ansia e depressione.

Le origini dell'EMDR

L’EMDR è stato sviluppato alla fine degli anni ’80 dalla psicologa americana Francine Shapiro, che osservò come particolari movimenti oculari potessero ridurre l’intensità delle emozioni legate a ricordi disturbanti. Da quell’intuizione nacque un metodo che oggi è praticato in tutto il mondo, applicato in contesti clinici, ospedalieri e umanitari.
Nel tempo, la ricerca ha confermato che l’EMDR agisce stimolando i naturali processi di elaborazione del cervello. Un evento traumatico, infatti, può rimanere immagazzinato nella memoria in maniera disfunzionale: non solo il ricordo dell’accaduto, ma anche le emozioni, le immagini e le sensazioni fisiche collegate possono riattivarsi come se l’esperienza fosse ancora in corso.

Come funziona l'EMDR?

Durante una seduta di EMDR, il terapeuta aiuta il paziente a concentrarsi sul ricordo disturbante, mentre applica una stimolazione bilaterale, di solito con movimenti oculari guidati, ma anche con suoni alternati o tocchi sulle mani. Questo meccanismo facilita la rielaborazione dei ricordi, che vengono integrati in modo più funzionale.
Il processo non cancella ciò che è accaduto, ma consente di ricordare senza esserne sopraffatti: il ricordo rimane nella memoria, ma perde la sua carica emotiva invalidante.
Molti pazienti riportano un senso di alleggerimento e una nuova prospettiva, come se l’esperienza fosse finalmente collocata nel passato e non più presente nella vita quotidiana.
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Ambiti di applicazione dell'EMDR

Inizialmente l’EMDR è stato utilizzato per il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), in particolare nei reduci di guerra e nelle vittime di incidenti o violenze. Oggi, grazie a decenni di ricerche, il campo di applicazione si è ampliato notevolmente.
L’EMDR viene utilizzato con efficacia per:
  • traumi singoli: incidenti, lutti, catastrofi naturali, diagnosi mediche gravi;
  • traumi complessi: abusi, trascuratezza, violenza domestica o eventi ripetuti nel tempo;
  • disturbi d’ansia, attacchi di panico e fobie;
  • depressione e disturbi dell’umore;
  • disturbi alimentari;
  • dolore cronico e sintomi psicosomatici;
  • difficoltà relazionali o lavorative legate a esperienze negative del passato.
Secondo le linee guida internazionali e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’EMDR è uno dei trattamenti raccomandati per il trauma psicologico, accanto ad altri approcci psicoterapeutici consolidati.

Evidenze scientifiche e diffusione dell'EMDR

Negli ultimi vent’anni l’EMDR è stato oggetto di centinaia di studi clinici, pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali. La letteratura concorda nel sottolineare la sua efficacia e la rapidità dei risultati in confronto a molte altre terapie tradizionali.
In Italia, l’associazione EMDR Italia rappresenta il punto di riferimento nazionale per la formazione, l’aggiornamento e la supervisione dei terapeuti. Solo i professionisti che hanno completato il percorso ufficiale, come la Dott.ssa Laura Gallana, possono applicare la tecnica in modo corretto e in linea con gli standard internazionali.

EMDR nello studio Paroliamo di Monselice

L’introduzione dell’EMDR nel nostro studio nasce dalla volontà di offrire ai pazienti uno strumento terapeutico all’avanguardia, riconosciuto a livello mondiale e, soprattutto, centrato sulla persona.
Ogni percorso viene calibrato in base alla storia e ai bisogni di chi si rivolge a noi: l’EMDR non è un metodo standardizzato da applicare indistintamente, ma una tecnica che si inserisce in una relazione terapeutica attenta e rispettosa. 
La possibilità di elaborare i ricordi traumatici e ridurre il loro impatto emotivo permette alle persone di recuperare benessere, di guardare avanti con maggiore serenità e di sentirsi più libere dal peso del passato.

Un passo in più verso la cura

Ogni percorso di EMDR viene costruito a partire dalla storia personale e dalle esigenze specifiche della persona. Non si tratta di un protocollo rigido o uguale per tutti: ogni ricordo traumatico ha una sua complessità e un suo modo di riemergere, che va compreso e rispettato all’interno della relazione terapeutica.
L’obiettivo non è “cancellare” ciò che è accaduto, ma favorire un’elaborazione che permetta di integrare l’esperienza nel proprio vissuto senza che essa continui a generare sofferenza. Quando questo avviene, la memoria dell’evento rimane, ma perde quella carica emotiva che la rendeva dolorosa o destabilizzante. In questo modo la persona può riconoscere il trauma come parte della propria storia, ma senza che esso condizioni più il presente o limiti le possibilità future.
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