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Con l’arrivo della bella stagione e la fine dell’anno scolastico, per molte famiglie inizia la consueta corsa contro il tempo per organizzare il riposo e, al contempo, gestire gli impegni accademici. Tuttavia, per gli studenti, in particolare per quelli con BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), il periodo estivo può rappresentare una sfida complessa. Per rispondere a queste esigenze, Paroliamo ha deciso di non andare in vacanza, confermando la piena operatività del suo Doposcuola Specializzato a Monselice anche durante i mesi estivi. Doposcuola a Monselice: un supporto mirato per ogni esigenzaL’obiettivo di Paroliamo è chiaro: trasformare il tempo estivo da fonte di ansia a occasione di crescita. Senza la pressione costante del voto quotidiano, l’estate diventa il momento ideale per consolidare le competenze acquisite e affrontare le difficoltà con un approccio più sereno e disteso. Sotto la guida esperta delle nostre specialiste Laura, Alice e Greta, lo studio di Monselice propone percorsi personalizzati dedicati a ragazzi dai 7 ai 18 anni, strutturati su tre pilastri fondamentali:
Non lasciate che i libri diventino un peso La filosofia di Paroliamo è quella di evitare che lo studio diventi un peso sotto l'ombrellone. Attraverso un accompagnamento professionale e attento, l'estate può trasformarsi in un tempo di qualità, dove imparare diventa più semplice e gratificante.
Le specialiste di Paroliamo sono pronte ad accogliere bambini e ragazzi per costruire insieme un percorso su misura. Scopri il servizio e prenota i tuoi spazi: Per maggiori informazioni o per fissare un incontro, è possibile visitare la pagina dedicata al servizio al seguente link: Doposcuola Specializzato a Monselice
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Le tappe dello sviluppo infantile: un ciclo di incontri gratuiti per neo genitori a Monselice18/5/2026 Crescere un figlio nei primi tre anni di vita è un'avventura straordinaria, ricca di emozioni ma anche di naturali interrogativi. Per offrire una bussola sicura e risposte concrete alle mamme e ai papà, nasce il progetto "Edu.Co 0-3 – Life Skills per neo genitori". All'interno di questa cornice istituzionale, le professioniste dello Studio Paroliamo di Monselice condurranno un ciclo di consulenze di gruppo intitolato "Insieme per saperne di più sulle tappe di sviluppo dei bambini". Si tratta di un'iniziativa preziosa e totalmente gratuita, volta a promuovere il benessere familiare e a potenziare le competenze genitoriali nella cura quotidiana dei più piccoli. Cos'è il Progetto Edu.Co 0-3: una comunità educante per il supporto alla genitorialità e la parità di genere Il progetto “Edu.Co 0-3, life skills per neo genitori” nasce come un intervento strutturato di supporto alla genitorialità nella cura di bambini e bambine nei primi tre anni di vita, inserito nella cornice della DGRV 115/2024 “1000 giorni di noi”. Finanziata all’interno del Programma Operativo FSE+ 2021-2027 (DGR. 588/25 "50&50 – Donne e uomini verso un futuro alla pari"), l'iniziativa vede come capofila Irecoop Veneto, con Fondazione IREA ETS in qualità di partner operativo. Il nome stesso del progetto unisce le iniziali di EDU.cazione/EDU.cante e CO.munità/CO.ntesto, con l'obiettivo di valorizzare la rete territoriale e accompagnare mamme e papà nella consapevolezza che "genitori si diventa". Questo percorso intende dare continuità e solidità ai risultati già ottenuti con la precedente iniziativa P.A.R.I., che ha coinvolto oltre 20.000 persone. Oggi più che mai, l'intervento si rivela necessario: i dati del 2024 mostrano infatti che in Veneto il tasso di occupazione femminile (62,3%) è ancora distante da quello maschile (78%), con un divario retributivo che supera spesso i venti punti percentuali. Contrastare questa disparità e sostenere la conciliazione famiglia-lavoro non è solo una risposta ai bisogni individuali, ma un investimento per l'intera società. Gli obiettivi di Edu.Co nei primi 1000 giorni di vita dei bambini Attivo da settembre 2024 a settembre 2026 nei 43 Comuni dei mandamenti di Este, Montagnana, Monselice e Conselve, il progetto si rivolge a famiglie, pediatri, educatori e psicologi per valorizzare i primi 1000 giorni di vita, che vanno dal concepimento al terzo compleanno. Questo periodo rappresenta una finestra di opportunità unica per garantire uno sviluppo cognitivo, fisico ed emotivo ottimale. Lo sviluppo motorio, cognitivo e relazionale nei primi tre anni Dal punto di vista della neuropsicomotricità e della psicologia dello sviluppo, i primi 36 mesi di vita sono caratterizzati da una straordinaria plasticità cerebrale. Durante gli incontri guidati dalle specialiste, verranno analizzate nel dettaglio le modalità con cui il bambino impara a conoscere lo spazio e il proprio corpo: dal controllo del capo alla posizione seduta, fino al gattonamento e ai primi passi. Ciascuna di queste tappe motorie non è un semplice traguardo fisico, ma si lega strettamente allo sviluppo cognitivo e psicologico. Comprendere l'evoluzione del gioco, l'emergere della curiosità e i meccanismi di autoregolazione emotiva permette ai genitori di creare un ambiente domestico stimolante e protetto, imparando a rispettare i tempi biologici e affettivi specifici di ogni singolo bambino. L'evoluzione del linguaggio e della comunicazione: l'approccio logopedico Un focus centrale delle consulenze di gruppo sarà dedicato alla comunicazione e alla nascita del linguaggio, ambiti in cui le figure della logopedista e della psicologa collaborano sinergicamente. Verrà esplorato il viaggio comunicativo nello sviluppo linguistico, che va dai primi sguardi e sorrisi sociali alla lallazione, fino alla comparsa delle prime parole e alla strutturazione delle frasi complete. I genitori apprenderanno l'importanza delle routine quotidiane e della lettura condivisa come facilitatori linguistici naturali. L'obiettivo è fornire strumenti pratici per decodificare correttamente i segnali verbali e non verbali del neonato, aiutando le famiglie a riconoscere i passaggi chiave della crescita e a favorire un'interazione relazionale ricca, sintonizzata e priva di ansie. Programma degli incontriMercoledì 27/05 - Parliamoci chiaro! Comprendere le tappe dello sviluppo linguistico permette ai genitori di monitorare con consapevolezza la crescita comunicativa del bambino. Partecipare a questo incontro offre strumenti utili per favorire l’interazione precoce e distinguere le naturali variabilità individuali dai segnali che richiedono attenzione, promuovendo un ambiente stimolante e sereno per il linguaggio. A cura della dr.ssa Irene Pavanello Mercoledì 10/06 - La bocca in crescita: viaggio nelle funzioni orali L'incontro approfondisce l'evoluzione delle funzioni orali nel primo triennio, fondamentali per una corretta masticazione, deglutizione e futura articolazione verbale. Conoscere queste tappe consente ai genitori di promuovere uno sviluppo fisiologico armonico, prevenendo abitudini viziate e garantendo il benessere delle strutture oro-facciali del bambino sin dai primi mesi. A cura della dr.ssa Carolina Rossi Mercoledì 17/06 - Mi piaci se ti muovi! L'incontro approfondisce come il gioco rappresenti il principale strumento per promuovere le abilità motorie nel primo triennio. Verranno fornite strategie pratiche per trasformare l'attività ludica in un'opportunità di crescita, favorendo la coordinazione e la sicurezza del bambino attraverso un ambiente stimolante e proposte di gioco mirate. A cura della dr.ssa Luisa Ferrato Info, calendario e modalità di iscrizione agli incontri di Monselice Il ciclo di consulenze di gruppo (gratuito ma a numero chiuso) si terrà presso l'Asilo Nido "Papa Giovanni II" in Via Carrubbio 111a a Monselice (PD).
Gli appuntamenti in calendario sono programmati per i giorni 27 Maggio 2026, 10 Giugno 2026 e 17 Giugno 2026, sempre nella fascia oraria 17.30 - 19.30. L'iniziativa, come parte del progetto per l'Ambito Territoriale Sociale Ven 17 Este gestito da Fondazione IREA ETS, è aperta a tutti i genitori e professionisti del territorio. Per scoprire il programma completo e riservare il proprio posto, è necessario compilare il modulo di iscrizione online scansionando il QR code presente sulla locandina ufficiale o cliccando direttamente sul seguente link: https://forms.gle/rRcsFzFh4GDTSStt7 Ricevere una diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) viene spesso considerato il punto d'arrivo, ma molto spesso è in realtà il punto di partenza di un percorso per i bambini o ragazzi con DSA. Se la fase diagnostica è fondamentale, è la presa in carico nel lungo periodo a determinare il loro successo scolastico e benessere emotivo. È qui che entra in gioco la figura dello Psicologo specializzato in DSA. Dove interviene lo psicologo? Strategie e autonomiaMentre altre figure si concentrano sul recupero della funzione (leggere meglio, scrivere correttamente), lo psicologo sposta il focus sull'individuo che apprende. L’obiettivo è sfruttare al meglio il potenziale dei ragazzi per raggiungere l’autonomia, attraverso:
Perché scegliere lo psicologo in fase di potenziamento e compensazione? Ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione che possono indirizzare verso uno psicologo per il supporto ad un bambino o ragazzo con DSA:
La celiachia è una malattia autoimmune cronica che interessa l’intestino tenue ed è scatenata dall’ingestione di glutine in persone geneticamente predisposte. Secondo la definizione dell’Istituto Superiore della Sanità (Epicentro, 2023), si tratta di un’enteropatia infiammatoria che, se non trattata, può avere conseguenze che vanno ben oltre l’apparato digerente. In Italia la prevalenza stimata è intorno all’1% della popolazione. Attualmente si contano circa 265.000 persone con diagnosi, ma si stima che altre 400.000 non sappiano ancora di essere celiache, per un totale di circa 600.000 casi. La diagnosi riguarda soprattutto le donne (70% dei casi), con un rapporto di circa 2:1 rispetto agli uomini. La fascia d’età maggiormente interessata è quella tra i 18 e i 59 anni, mentre le diagnosi in età evolutiva risultano meno frequenti. Oltre l'intestino: impatto psicologico e socialeEssendo una patologia cronica, la celiachia non influisce solo sulla salute fisica, ma ha un impatto significativo anche sul benessere psicologico e sulla qualità della vita. Tra i sintomi extra-intestinali più comuni troviamo:
Anche la famiglia può risentirne profondamente: i familiari possono sperimentare sentimenti di colpa, frustrazione e preoccupazione, soprattutto nelle fasi immediatamente successive alla diagnosi. Celiachia e funzioni cognitive: cosa dice la ricerca?Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha messo in luce una possibile associazione tra celiachia e difficoltà cognitive, in particolare per quanto riguarda memoria e attenzione. Queste difficoltà sembrano emergere soprattutto nei soggetti diagnosticati recentemente in età evolutiva con una aderenza non ottimale alla dieta priva di glutine. In questi casi possono comparire problemi attentivi e mnemonici anche significativi. La buona notizia è che tali difficoltà possono ridursi parzialmente grazie a:
L’importanza dell’età alla diagnosi L’aderenza alla dieta senza glutine è fondamentale, ma non sempre facile. Molto dipende dal momento del ciclo di vita in cui arriva la diagnosi. Durante l’infanzia, la dieta viene generalmente integrata più facilmente nella routine quotidiana. In età scolare e adolescenziale, invece, le difficoltà aumentano: il ragazzo può vivere sentimenti di esclusione, rifiuto o negazione della malattia, con possibili ripercussioni emotive, comportamentali, sull’autostima e sul senso di identità. Il ruolo della famiglia e del supporto psicologicoA livello familiare è fondamentale responsabilizzare gradualmente il bambino o l’adolescente celiaco, evitando un’eccessiva dipendenza dai caregiver. Favorire l’autonomia nella gestione della dieta, utilizzare rinforzi positivi e prestare attenzione alla sfera emotiva sono passaggi chiave. In molti casi, un supporto psicologico e un percorso individualizzato di potenziamento delle abilità cognitive possono rappresentare un valido aiuto per affrontare al meglio il periodo successivo alla diagnosi e promuovere un benessere globale, non solo fisico Bibliografia
Viviamo in un’epoca in cui il benessere psicologico è sempre più riconosciuto come parte integrante della salute generale. Tuttavia, eventi dolorosi o traumatici come ad esempio un lutto, un incidente, un’esperienza medica difficile o situazioni di stress prolungato, possono lasciare un segno profondo. In alcuni casi, quei ricordi rimangono “bloccati” nella memoria, continuando a influenzare il presente anche a distanza di anni. Proprio per rispondere a questa necessità, negli ultimi decenni si è affermata una tecnica innovativa di sostegno psicologico e validata scientificamente: l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), in italiano “Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari”. Cos'è l'EMDR?L'EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una psicoterapia focalizzata sul trauma che utilizza la stimolazione bilaterale ritmica (come movimenti oculari, tapping o suoni alternati) per aiutare il cervello a rielaborare e "digerire" i ricordi disturbanti legati a traumi o stress. Questo processo desensibilizza il ricordo, riducendone il potere emotivo, e lo integra in modo più adattivo, alleviando il disagio psicologico. È un trattamento riconosciuto dall'OMS per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e si è dimostrato efficace anche per altri problemi d'ansia e depressione. Le origini dell'EMDRL’EMDR è stato sviluppato alla fine degli anni ’80 dalla psicologa americana Francine Shapiro, che osservò come particolari movimenti oculari potessero ridurre l’intensità delle emozioni legate a ricordi disturbanti. Da quell’intuizione nacque un metodo che oggi è praticato in tutto il mondo, applicato in contesti clinici, ospedalieri e umanitari. Nel tempo, la ricerca ha confermato che l’EMDR agisce stimolando i naturali processi di elaborazione del cervello. Un evento traumatico, infatti, può rimanere immagazzinato nella memoria in maniera disfunzionale: non solo il ricordo dell’accaduto, ma anche le emozioni, le immagini e le sensazioni fisiche collegate possono riattivarsi come se l’esperienza fosse ancora in corso. Come funziona l'EMDR?Durante una seduta di EMDR, il terapeuta aiuta il paziente a concentrarsi sul ricordo disturbante, mentre applica una stimolazione bilaterale, di solito con movimenti oculari guidati, ma anche con suoni alternati o tocchi sulle mani. Questo meccanismo facilita la rielaborazione dei ricordi, che vengono integrati in modo più funzionale. Il processo non cancella ciò che è accaduto, ma consente di ricordare senza esserne sopraffatti: il ricordo rimane nella memoria, ma perde la sua carica emotiva invalidante. Molti pazienti riportano un senso di alleggerimento e una nuova prospettiva, come se l’esperienza fosse finalmente collocata nel passato e non più presente nella vita quotidiana. Ambiti di applicazione dell'EMDRInizialmente l’EMDR è stato utilizzato per il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), in particolare nei reduci di guerra e nelle vittime di incidenti o violenze. Oggi, grazie a decenni di ricerche, il campo di applicazione si è ampliato notevolmente. L’EMDR viene utilizzato con efficacia per:
Evidenze scientifiche e diffusione dell'EMDRNegli ultimi vent’anni l’EMDR è stato oggetto di centinaia di studi clinici, pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali. La letteratura concorda nel sottolineare la sua efficacia e la rapidità dei risultati in confronto a molte altre terapie tradizionali. In Italia, l’associazione EMDR Italia rappresenta il punto di riferimento nazionale per la formazione, l’aggiornamento e la supervisione dei terapeuti. Solo i professionisti che hanno completato il percorso ufficiale, come la Dott.ssa Laura Gallana, possono applicare la tecnica in modo corretto e in linea con gli standard internazionali. EMDR nello studio Paroliamo di MonseliceL’introduzione dell’EMDR nel nostro studio nasce dalla volontà di offrire ai pazienti uno strumento terapeutico all’avanguardia, riconosciuto a livello mondiale e, soprattutto, centrato sulla persona. Ogni percorso viene calibrato in base alla storia e ai bisogni di chi si rivolge a noi: l’EMDR non è un metodo standardizzato da applicare indistintamente, ma una tecnica che si inserisce in una relazione terapeutica attenta e rispettosa. La possibilità di elaborare i ricordi traumatici e ridurre il loro impatto emotivo permette alle persone di recuperare benessere, di guardare avanti con maggiore serenità e di sentirsi più libere dal peso del passato. Un passo in più verso la curaOgni percorso di EMDR viene costruito a partire dalla storia personale e dalle esigenze specifiche della persona. Non si tratta di un protocollo rigido o uguale per tutti: ogni ricordo traumatico ha una sua complessità e un suo modo di riemergere, che va compreso e rispettato all’interno della relazione terapeutica.
L’obiettivo non è “cancellare” ciò che è accaduto, ma favorire un’elaborazione che permetta di integrare l’esperienza nel proprio vissuto senza che essa continui a generare sofferenza. Quando questo avviene, la memoria dell’evento rimane, ma perde quella carica emotiva che la rendeva dolorosa o destabilizzante. In questo modo la persona può riconoscere il trauma come parte della propria storia, ma senza che esso condizioni più il presente o limiti le possibilità future. Accettare l'inaccettabile: traumi, resilienza e la differenza tra accettazione e rassegnazione27/2/2025 La vita, a volte, ci mette di fronte a eventi difficili, inaspettati e dolorosi: lutti, malattie, perdite, fallimenti, traumi. Quando ciò accade, la nostra mente attiva una serie di meccanismi di difesa per proteggerci dal dolore, ma nel lungo termine la vera sfida diventa un’altra. Come accettare ciò che non possiamo cambiare senza sentirci sconfitti? Esiste una grande differenza tra accettare una realtà difficile e rassegnarsi ad essa. L’accettazione è un atto di consapevolezza e forza interiore, mentre l’arrendevolezza è un ritiro passivo dalla vita. In questo articolo esploreremo cosa significa realmente accettare, quali meccanismi di difesa entrano in gioco di fronte alle avversità e come possiamo trasformare il dolore in crescita. Come la mente cerca di proteggerci? I meccanismi di difesaQuando affrontiamo situazioni dolorose, il nostro cervello mette in atto strategie automatiche per cercare di attutire l’impatto emotivo. Alcuni dei meccanismi di difesa più comuni sono:
L'accettazione è una scelta consapevole, non una resaMolte persone temono che accettare una situazione difficile significhi rassegnarsi, come se smettessero di combattere o di sperare. In realtà, accettare significa prendere atto della realtà senza negarla, giudicarla o combatterla inutilmente. Ma cosa significa quindi "accettazione"? Accettare non vuol dire approvare ciò che è successo o essere d’accordo con esso. Accettare significa riconoscere che ciò che è avvenuto fa parte della nostra storia e che, per quanto doloroso, esiste. È solo da questo punto di partenza che possiamo davvero trovare la strada per stare meglio. Accettazione o rassegnazione? Due facce della stessa medaglia!Accettare significa riconoscere che ciò che è accaduto è reale, che fa parte della nostra storia e che, volenti o nolenti, dobbiamo farci i conti. "Non avrei mai voluto che andasse così, ma è successo. Ora cosa posso fare per me stesso?" Arrendersi, invece, è il contrario: significa lasciarsi travolgere dalla sofferenza, smettere di cercare un senso o una via d’uscita. È quella sensazione di impotenza che ci fa credere che nulla potrà mai cambiare, che non ha senso provarci. È smettere di lottare, ma nel modo sbagliato: non perché abbiamo trovato la pace, ma perché ci sentiamo sconfitti. Come coltivare l'accettazione nelle difficoltà?Raggiungere una vera accettazione psicologica è un percorso che richiede tempo e impegno. Ecco alcuni passi che possono aiutare:
L'accettazione è un atto di coraggio!Accettare le difficoltà della vita non significa subirle, ma scegliere di affrontarle con consapevolezza e forza. È un processo che richiede tempo, ma che può portare a una nuova comprensione di sé e della propria esistenza. Se ti trovi in una situazione difficile, ricorda che accettare non significa arrendersi, ma liberarsi dalla lotta contro l’inevitabile per concentrarsi su ciò che può davvero fare la differenza. Ti serve aiuto per accettare un evento traumatico?Il sostegno psicologico rappresenta un elemento fondamentale per il benessere individuale, offre un aiuto concreto nei momenti di difficoltà e nel superamento delle sfide quotidiane. Secondo la definizione fornita dal Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi (CNOP): "il sostegno psicologico si realizza in tutti quei casi entro i quali si ritiene opportuno garantire continuità e contenimento ad una data condizione" Questo percorso si propone di lavorare sulle capacità di coping dell'individuo, aiutandolo a gestire e affrontare le proprie problematiche in modo efficace. Cos'è il sostegno psicologico?Il sostegno psicologico è un intervento orientato a fornire supporto emotivo e pratico a individui che si trovano a fronteggiare situazioni stressanti, traumatiche o di cambiamento. Si tratta un'affiancamento da parte di un professionista che guida la persona nella navigazione delle proprie emozioni e nell'acquisizione di strumenti utili per affrontare le difficoltà. Differenza tra sostegno psicologico e psicoterapiaMentre il sostegno psicologico si concentra su un aiuto immediato e pratico per affrontare difficoltà temporanee, la psicoterapia si impegna in un intervento più profondo e prolungato per trattare disturbi psicologici complessi e promuovere un cambiamento duraturo. Entrambe le forme di supporto sono utili, ma devono essere scelte in base alle specifiche esigenze dell'individuo. Quali sono gli obiettivi del sostegno psicologico?L'obiettivo principale del sostegno psicologico è quello di garantire continuità e contenimento in momenti in cui il soggetto si sente vulnerabile o sopraffatto. Quando parliamo di "capacità di coping", ci riferiamo alla capacità dell'individuo di affrontare le avversità e trovare strategie per adattarsi a situazioni complesse. Un intervento di sostegno psicologico è utile a:
A chi è rivolto il sostegno psicologico?Il sostegno psicologico è accessibile a tutti, non solo a coloro che si trovano in situazioni di crisi. Anche persone che stanno vivendo momenti di stress o incertezze quotidiane possono trovare giovamento da questo tipo di intervento. In particolare, il sostegno psicologico si rivela utile in situazioni come:
Le modalità di intervento del sostegno psicologicoLe modalità di sostegno psicologico possono variare, includono diverse tecniche come ad esempio:
Perché cercare un sostegno psicologico?Il sostegno psicologico rappresenta un'opportunità per sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e migliorare le proprie capacità di affrontare le sfide della vita. Non è solo un aiuto nei momenti difficili, ma anche un percorso di crescita personale che favorisce il benessere e la salute.
Investire nel proprio sostegno psicologico significa dare valore alla propria salute mentale, riconoscendo l'importanza di affrontare le difficoltà con strumenti adeguati e il supporto di un professionista. Non esitare a cercare aiuto: il primo passo verso una vita più equilibrata e soddisfacente è spesso quello di chiedere supporto. Negli ultimi vent’anni c’è stato un interesse sempre maggiore da parte delle istituzioni riguardo alla tematica dei DSA, ma è solo a partire dal 2004 che si può tracciare l’origine del percorso normativo che ha portato alla legge 170/2010, con la redazione della circolare ministeriale “Iniziative relative alla dislessia”, che introdusse per la prima volta il concetto di misure compensative e dispensative. Da allora, negli ultimi anni sono stati introdotti gradualmente importanti cambiamenti, sia dal punto di vista clinico e scientifico per quanto riguarda la diagnosi, sia dal punto di vista scolastico per quanto riguarda l’inclusione dei bambini e ragazzi con DSA e gli strumenti a loro supporto nella didattica. Cosa dice la legge 170/2010 per la tutela dei DSA?La promulgazione della Legge nazionale n. 170 dell’8 ottobre 2010 ha costituito un nuovo punto di partenza nel lavoro da svolgere a favore degli studenti con DSA. La legge non solo riconosce e definisce in modo chiaro per la prima volta a livello legislativo i DSA (dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia), garantendone così il riconoscimento e la tutela a livello giuridico, ma definisce anche le misure educative e didattiche di supporto a cui gli studenti con DSA hanno diritto di accedere a scuola. Quest’ultimo aspetto è fondamentale: la legge infatti stabilisce i diritti degli studenti con DSA, tra cui le misure dispensative e compensative, che sono a tutti gli effetti lo strumento principale attraverso cui si garantisce una tutela agli studenti con DSA. Cosa sono e quali sono le misure compensative e dispensative previste dalla legge 170/2010?Gli strumenti compensativi sono “mezzi che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria (lettura, scrittura, calcolo), permettendo allo studente di studiare con efficacia”. Alcuni esempi di strumenti compensativi sono:
Quando si parla di misure dispensative si fa riferimento ai casi in cui lo studente abbia bisogno di “essere dispensato dall’eseguire prestazioni più difficili, oppure di eseguirle con materiale ridotto o più tempo a disposizione per portare a termine il compito”. Alcuni esempi sono:
Gli strumenti compensativi e dispensativi aiutano quindi gli studenti con DSA riducendo gli effetti dei deficit nelle abilità di lettura, scrittura o calcolo, proponendo una modalità di apprendimento più adatta alle caratteristiche dello studente con DSA, quindi favorendone il successo nell’apprendimento e l’autonomia nonostante la presenza di deficit in determinate abilità. Questi strumenti sono fondamentali, non rappresentano un vantaggio o una facilitazione, ma una necessità. Le misure educative e didattiche di supporto agli studenti con DSA (art. 5 legge 170/2010) comprendono inoltre:
Insegnanti e tutela degli studenti con DSAGli insegnanti dovrebbero quindi non solo garantire un metodo educativo flessibile, che tenga conto delle differenze individuali degli studenti con DSA, ma anche adeguate forme di verifica, che devono tenere conto delle difficoltà che incontrano gli studenti con DSA per quanto riguarda le verifiche scritte (ad esempio, idealmente per uno studente dislessico le verifiche dovrebbero essere più brevi, con frasi meno lunghe e complesse ove possibile, prediligere i test a crocette rispetto a quelli a risposte aperta, evitare il “sovraffollamento” e quindi scegliere caratteri più spaziosi e leggibili, preferire il formato digitale se possibile etc.). La legge 170/2010 è importante perché introduce queste misure a tutela dei DSA, ma non solo, le definisce un vero e proprio diritto. Lo studente, secondo la legge, ha il diritto di essere tutelato attraverso questi mezzi, che dovranno essere valutati dall’equipe di valutazione che ha preso in carico la diagnosi, ma anche dal corpo docente in sede di redazione del PDP. Poiché le prestazioni delle varie abilità negli studenti con DSA non è statica, ma presenta fluttuazioni nel tempo, è necessario (oltre a rivalutazioni periodiche) che gli strumenti compensativi e dispensativi siano costantemente monitorati ed eventualmente modificati in base alle necessità in continua evoluzione dello studente con DSA.
In questo articolo esploriamo lo stato attuale della figura professionale dello psicologo di base nella regione Veneto, ponendo l'interrogativo se questa figura sia una realtà tangibile. Definendo chi è e di cosa si occupa lo psicologo di base, l'articolo traccia le linee guida di questa professione emergente, analizzando anche la cronistoria delle proposte di legge a livello nazionale e regionale, con particolare attenzione alle iniziative venete e al dibattito in corso nel Senato riguardo alla regolamentazione della piscologia di base nel Sistema Sanitario Nazionale. Psicologo di base? Sogno o son desto? Chi è lo psicologo di base?Lo psicologo di base è una figura professionale non ancora istituita a livello nazionale ma che sta pian piano facendosi strada all’interno del panorama regionale italiano. Si tratta di una figura ideata per rilevare e trattare la crescente domanda rispetto ai disturbi psicologici all’interno della popolazione, è una figura pensata per interagire e collaborare con i medici di medicina generale e i livelli di cura secondaria. La psicologia di base si annovera di conseguenza a pieno titolo all’interno dei servizi offerti dalle cure primarie del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Di cosa si occupa lo psicologo di base?La specificità della professione è chiaramente in via di definizione ma seguendo la cronistoria delle proposte di legge e del lavoro dei vari organi chiamati in causa per la sua definizione, possiamo chiaramente individuare 3 macro aree di operazione dello psicologo di base.
Le aree di intervento dello psicologo di baseLe aree di intervento dello psicologo di base comprendono una vasta gamma di problematiche, tra cui le difficoltà legate all'adattamento a eventi stressanti come il lutto, la perdita del lavoro e la separazione. Inoltre, si occupa di sintomi ansiosi e depressivi, offrendo supporto e terapia per affrontare tali disturbi. Il suo ruolo si estende anche al sostegno di individui affetti da malattie croniche e recidive, aiutandoli a gestire gli aspetti psicologici legati alla malattia. Infine, lo psicologo di base è coinvolto nel trattamento delle problematiche psicosomatiche, riconoscendo e affrontando le interconnessioni tra mente e corpo per promuovere il benessere globale del paziente. Una cronistoria delle proposte di legge per il ruolo dello psicologo di baseI fatti di cronaca e l’aumentata risonanza mediatica post Covid-19, dedicata alla tematica, sembrano dare i natali alla prima legge regionale sulla figura dello psicologo di base alla regione Campania con la legge regionale n.35 del 3 agosto 2020, tale legge viene impugnata dal Consiglio dei Ministri sostenendo che la creazione di una nuova figura professionale spetti per l’appunto al Ministero della Salute e non alle singole leggi regionali. Di fatto erano già presenti delle sperimentazioni nel territorio nazionale, una su tutte l’esperienza nel bergamasco presente dal 2013 che vedeva la collaborazione di enti locali, ASL, e Università. Ma senza andare così lontano anche la nostra ULSS 6 ha ospitato ed ospita da molti anni un progetto similare che è stato rinnovato fino ad ottobre 2023, approvando una convenzione tra ULSS, Fondazione Cariparo e comuni del distretto Padova Sud per il coinvolgimento di 4 psicologi, per un bacino di utenza molto ampio. Un numero davvero esiguo di professionisti per la popolosità della zona! Nel 2021 la legge della regione Calabria viene legittimata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 241 del 13/12/2021. Da quel momento sono molte le regioni che iniziano a lavorare su una proposta di legge, ad oggi la maggior parte ha già una proposta di legge in discussione e altre hanno iniziato l’iter. Psicologo di base: cosa succede in Veneto?E in Veneto come viene gestita la psicologia di base?
Per la regione Veneto, sono in discussione più di una proposta di legge per gestire il ruolo dello psicologo di base, ecco quanto si legge in merito: “Il testo di legge prevede l’avvio in tutte le ULSS del Veneto di un servizio permanente di psicologia delle cure primarie, collegato alle future case di comunità e alle medicine di gruppo: l’obiettivo è offrire l’accesso pubblico e gratuito al sostegno psicologico.” A livello nazionale, ad oggi in Senato è stata presentata una proposta di legge il 25/01/2023 che sta proseguendo l’iter di esame in commissione... ci saranno sviluppi in futuro? Fonte: Ansa.it Nel vasto panorama delle discipline che si occupano della salute mentale, può risultare confuso distinguere tra psicologo, neuropsicologo, psicoterapeuta e psichiatra. Ognuna di queste figure svolge un ruolo cruciale nel promuovere il benessere psicologico, ma le loro competenze e approcci sono unici. Vediamo insieme cosa caratterizza ciascuna professione. Lo psicologoLo psicologo è un esperto della mente umana, specializzato nell'analizzare e comprendere il comportamento, le emozioni e i processi mentali. Il suo lavoro coinvolge la valutazione psicologica, la diagnosi e la terapia basata sulla parola. Lavora con le persone per affrontare le difficoltà emotive e sviluppare strategie che possano migliorare la salute mentale e il benessere percepito. Il neuropsicologoIl neuropsicologo si focalizza sull'interazione tra il cervello e il comportamento. Attraverso valutazioni neuropsicologiche, esamina come le disfunzioni cerebrali possano influenzare le abilità cognitive e comportamentali. Si occupa di riabilitazione cognitiva e stimolazione cognitiva, lavorando su aspetti come memoria, attenzione e funzioni esecutive. Lo psicoterapeutaLo psicoterapeuta è un professionista specializzato nella terapia psicologica. Il suo ruolo è guidare gli individui attraverso processi di esplorazione e di cambiamento, utilizzando diverse tecniche terapeutiche. L'approccio può variare, ma l'obiettivo è sempre il miglioramento della salute mentale e il superamento delle difficoltà emotive e relazionali. Lo psichiatraLo psichiatra è un medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi mentali. A differenza delle altre figure, può prescrivere farmaci psicotropi, può abbinare trattaenti farmacologici a trattamenti non farmacologici. "Studio Paroliamo" di Monselice: un approccio multidisciplinare al benessereAll'interno dello "Studio Paroliamo" di Monselice, lavora la Dottoressa Laura Gallana, psicologa con master di II livello in Neuropsicologia Clinica e in formazione come psicoterapeuta presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute. La sua missione abbraccia una vasta gamma di servizi:
La Dotteressa Laura Gallana opera anche al Poliambulatorio Centro Salute Focus di Monselice.
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