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Quando rivolgersi ad un neuropsicomotricista (TNPEE)?

19/11/2025

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Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (abbreviato TNPEE o neuropsicomotricista) è l’unico professionista sanitario specializzato esclusivamente per l’età pediatrica (0-18 anni), la cui definizione tecnica e qualifica professionale è definita dal Decreto Ministeriale Sanità del 17 Gennaio 1997, N. 56.

Cosa fa un neuropsicomotricista (TNPEE)?

Un neuropsicomotricista lavora sia in ambito educativo-preventivo che abilitativo-riabilitativo in strutture pubbliche e private.
In 
ambito educativo-preventivo si rivolge a qualsiasi bambino, anche in assenza di difficoltà, al fine di promuovere uno sviluppo armonico che va a coinvolgere tutte le aree:
  • affettivo-relazionale,
  • motoria,
  • comunicativa,
  • cognitiva.
In ambito riabilitativo si occupa dell’abilitazione e riabilitazione dei disturbi dello sviluppo (ritardi psicomotori e cognitivi, disturbi dell’attenzione, aggressività, inibizione, iperattività), del disturbo dello spettro autistico, dei disturbi della regolazione emotivo-comportamentale, di difficoltà motorie (disprassia, impaccio motorio, mal destrezza), di disturbi sensoriali, di patologie neuromotorie (paralisi cerebrali infantili, distrofie, miopatie, ecc.), di sindromi genetiche, di difficoltà nella consapevolezza e rappresentazione dello schema corporeo e dell’organizzazione spazio-temporale, di disgrafia (un disturbo specifico dell’apprendimento) e di difficoltà grafiche e grafo-motorie.
Inoltre il TNPEE collabora con altri medici e professionisti sanitari (neuropsichiatra infantile, psicologa, pediatra, logopedista, ecc.) in equipe multidisciplinare per definire il profilo di sviluppo e il percorso terapeutico adatto ad ogni bambino; fornisce supporto indiritto alla famiglia condividendo costantemente il progetto riabilitativo e fornendo indicazioni da applicare nella vita quotidiana; collabora con la scuola in favore dell’integrazione scolastica.

Quando rivolgersi ad un neuropsicomotricista?

Una famiglia dunque quando dovrebbe rivolgersi ad uno neuropsicomotricista per una valutazione per il proprio figlio e per avviare in seguito un percorso?
Come spiegato sopra gli ambiti di intervento del TNPEE sono veramente tanti, proviamo quindi ad analizzare le difficoltà nelle varie aree che potrebbero accendere qualche campanello d’allarme e richiedere una consulenza per un approfondimento.
Area affettivo relazionale, problemi di comportamento e di regolazione emotiva:
  • difficoltà in contesti sociali o di fronte alle nuove situazioni;
  • difficoltà nel mantenere il contatto oculare;
  • inibizione e difficoltà di interazione sociale con i pari (sia comunicative che di gioco) con tendenza all’isolamento;
  • difficoltà nell’espressione e comunicazione delle proprie emozioni, o viceversa manifestazione esagerata delle stesse con scoppi d’ira immotivati e fatica nella gestione della frustrazione;
  • scarsa tolleranza e rispetto delle regole;
  • rigidità, scarsa tolleranza alle variazioni;
  • iperattività e difficoltà di inibizione degli impulsi;
  • anomalie nel gioco quali tendenza alla ripetitività, all’ordine maniacale degli oggetti (tutti in fila, uno sopra all’altro, ecc.), scarsa evoluzione sul piano simbolico, senza il coinvolgimento degli altri, ecc.
Area motoria:
  • ritardo nell’acquisizione delle tappe motorie (controllo del capo, rotolamento, posizione seduta, cammino, salto, ecc.);
  • osservazione di ipotono (riduzione del tono muscolare) o ipertono (eccessivo tono muscolare);
  • cammino sulle punte;
  • difficoltà di equilibrio;
  • impaccio motorio e mal destrezza;
  • difficoltà nelle prassie e autonomie quotidiane (vestirsi/svestirsi, mettere le scarpe, utilizzare le posate, aprire una porta, ecc.);
  • difficoltà nella motricità fine (utilizzare entrambe le mani contemporaneamente, utilizzare materiali di precisione quali forbici e matite, infilare perline, ecc.);
  • difficoltà nel riconoscimento dello schema corporeo e problemi di lateralizzazione.
Area comunicativa:
  • assenza dei gesti comunicativi come indicare e salutare;
  • nessuna risposta al nome o a stimoli sonori di richiamo;
  • chiusura relazionale oppure aggressività con i pari di fronte a difficoltà linguistiche (ritardi o disturbi del linguaggio) che impediscono al bambino una comunicazione efficace.
Area cognitiva e degli apprendimenti:
  • difficoltà nelle funzioni esecutive (attenzione, memoria, inibizione, pianificazione, problem solving, ecc.);
  • difficoltà grafiche e grafo-motorie (errata prensione dello strumento grafico, incapacità di gestione dello spazio grafico, difficoltà nella copia, ecc.);
  • scrittura illeggibile (possibile disgrafia) o anomala (grandezza eccessiva o minuscola, lettere atipiche, ecc.);
  • difficoltà visuo-percettive (distinguere dimensioni, forme e colori, distinguere la posizione di un oggetto nello spazio, ecc.);
  • difficoltà nell’organizzazione spazio-temporale;
  • difficoltà di conteggio, di riconoscimento dei numeri e nella abilità logico-matematiche di base.
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Non sottovalutare i segnali, agisci tempestivamente!

Come si può capire è importante non sottovalutare alcuni segnali o pensare che con il tempo si risolveranno spontaneamente, ma agire tempestivamente per cogliere sul nascere alcune difficoltà che potrebbero influire sul benessere e lo sviluppo globale del bambino. L’attivazione di un intervento di neuro e psicomotricità può contribuire a migliorare la qualità di vita del soggetto e della famiglia, favorendo il loro benessere emotivo, sociale e motorio.
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