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“Il mio bambino ha due anni e dice pochissime parole. Devo preoccuparmi?” Questa è una delle domande che accogliamo più di frequente allo Studio Paroliamo. È naturale, come genitori, confrontare i progressi del proprio figlio con quelli dei coetanei e provare un senso di apprensione se le tappe sembrano non allinearsi. Se stai vivendo questa situazione, fai un respiro profondo: non sei solo ad affrontare queste fatiche e ogni dubbio è legittimo. In questo articolo, esploreremo insieme quali sono i segnali da osservare per capire se ci troviamo di fronte a un ritardo del linguaggio e quando può essere utile il supporto di un professionista. Ogni bambino ha i propri tempi (ma l'osservazione è preziosa) È verissimo che ogni bambino è unico e segue un percorso di sviluppo personale. Tuttavia, lo sviluppo comunicativo e linguistico attraversa delle tappe fondamentali che fungono da preziosi punti di riferimento. Non si tratta di etichettare un bambino o di cercare a tutti i costi un problema, ma piuttosto di osservare con attenzione le sue modalità di interazione. Riconoscere precocemente una fatica comunicativa ci permette di intervenire in modo dolce, fornendo al bambino e alla famiglia le strategie migliori per supportare il suo potenziale. I campanelli d'attenzione: cosa osservare per fasce d'età Più che concentrarci esclusivamente sul numero di parole pronunciate, è fondamentale guardare alla comunicazione nel suo insieme: il bambino usa lo sguardo? Comprende quello che gli viene detto? Ecco alcuni segnali che meritano un approfondimento, suddivisi per età: Verso i 12 mesi
Tra i 18 e i 24 mesi
Dai 24 ai 30 mesi
L'importanza dell'ambiente e dell'alleanza terapeutica Se noti uno o più di questi segnali, il consiglio non è mai quello di farsi prendere dall'ansia, ma nemmeno di adottare un approccio eccessivamente passivo del "vediamo come va, prima o poi parlerà". L'attesa fiduciosa è utile solo se accompagnata da una stimolazione adeguata. Spesso, basta davvero poco: modificare il modo in cui ci si rivolge al bambino, abbassarsi al suo livello visivo, rallentare il ritmo della voce e trasformare i momenti di routine in occasioni di scambio comunicativo. Quando queste piccole attenzioni quotidiane non sembrano sufficienti, entra in gioco l'équipe multidisciplinare. Lavorare insieme, logopedista, neuropsicomotricista, psicologo e, soprattutto, i genitori, permette di creare una vera e propria alleanza. Quando fare una valutazione logopedica? Se hai dei dubbi sullo sviluppo del tuo bambino, richiedere una valutazione non significa "medicalizzare" la situazione. Al contrario, significa ritagliarsi uno spazio di ascolto qualificato.
Durante una valutazione, il professionista non si limiterà a testare il bambino, ma giocherà con lui, lo osserverà nel suo ambiente naturale (il gioco) e ascolterà la tua storia di genitore. Se necessario, verrà proposto un percorso personalizzato che ha come primo obiettivo il benessere del bambino e la serenità della famiglia, per accompagnare entrambi verso nuove conquiste. Una consulenza dedicata al nostro Servizio di Logopedia può aiutarti a fare chiarezza e a comprendere meglio lo sviluppo comunicativo del tuo bambino. Contattaci per parlarne insieme: siamo qui per ascoltarti.
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